Aborti clandestini: preso il “macellaio” nigeriano

Scritto da il 11 ottobre 2017

Effettuava cruenti aborti clandestini a pagamento ai danni di giovani prostitute, nascondendosi nelle ore diurne dietro la “triste” maschera di accattone all’esterno di un noto centro commerciale di Napoli. Soprannominato “Doctor”, un nigeriano di 51 anni è stato fermato dai carabinieri in un’abitazione di Castel Volturno, nel Casertano, poco dopo aver fatto abortire una sua connazionale di vent’anni; l’intervento dei militari ha salvato una seconda nigeriana poco più che maggiorenne, incinta di 12 settimane, che stava per fare la stessa fine. Le due donne erano tenute segregate in una stanza di pochi metri quadrati, dove i militari hanno rinvenuto numerosi farmaci a prescrizione medica ma di uso comune, che cagionano l’aborto come effetto collaterale, delle cannule ginecologiche sterili, fazzoletti imbevuti di sangue e altri strumenti utilizzati per pratiche d’ aborto. L’uomo, è emerso, si sarebbe reso responsabile di almeno sei aborti clandestini; per un singolo aborto procurato con la somministrazione di farmaci – hanno accertato gli inquirenti – Doctor percepiva un compenso di 300 euro mentre, per un aborto procurato oltre i tre mesi di gravidanza, per il quale era necessaria un’operazione, chiedeva un corrispettivo di circa 2500 euro. Un giro di affari enorme protetto da uno spesso muro di omertà eretto nella folta comunità nigeriana di Castel Volturno, che le due ultime vittime hanno però bucato; portate in ospedale e protette dai militari, le due ragazze hanno infatti deciso di raccontare la loro storia, un quadro da film dell’orrore. La ventenne costretta ad abortire ha riferito di aver subito manovre invasive e dolorose da parte dell’uomo, che le hanno provocato l’aborto con ingente perdita di sangue; l’altra, di sevizie subite. Entrambe erano arrivate in Italia dalla Libia e una volta giunte a Castel Volturno erano state costrette a prostituirsi sulla Domiziana. Doctor era seguito dai carabinieri della Compagnia di Mondragone, coordinati dal pm della Procura di Santa Maria Capua Vetere Mariangela Condello, già dallo scorso mese di settembre; inizialmente il 51enne sembrava un insospettabile, perché chiedeva l’elemosina ed aiutava a portare le borse della spesa a Napoli, all’esterno di un centro commerciale. Sul suo telefono però, intercettato dagli inquirenti, arrivavano continue telefonate da parte di soggetti nigeriani che gestivano il racket della prostituzione e che gli chiedevano di intervenire a causa di “incidenti di percorso” capitati alle ragazze che sfruttavano; così erano definite le gravidanze, che significavano per gli sfruttatori minor guadagno.


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