Avellino tra mail, gas e tanto fumo

Scritto da il 23 luglio 2019

Può mai essere che due imprenditori, che da anni si fanno concorrenza, almeno sino ad oggi nemmeno tanto spietata, nella distribuzione distribuzione del gas metano, debbano ricorrere ad una mail per intavolare una trattativa?
L’assurda estate dello sport avellinese continua a produrre miraggi che sfidano oramai non solo le leggi penali, civili, e sportive, ma persino quelle del buonsenso.
La vicenda SIDIGAS, almeno sul piano sportivo ha già prodotto danni irrecuperabili: cancellata nel silenzio generale la serie A di basket: un patrimonio di 19 anni in massima serie, preceduti da altri 3 in A2, per un totale di 22 anni consecutivi nel professionismo. Il tutto senza che nessuno, proprietario, presidente o chi per loro abbia almeno avuto il buongusto di chiedere scusa, di fornire una spiegazione. La sensazione è quella che le istanze della Procura abbiano fornito alla SIDIGAS l’assist per sbarazzarsi di un gioiello poco redditizio almeno in termini di notorietà.
Resta adesso il calcio: una società iscritta in serie C che si ritrova praticamente con il solo presidente, scaricato al pari del proprietario dalla tifoseria. Sul fronte opposto c’è Angelo D’Agostino, che nelle intenzioni, o meglio nei desideri del sindaco Festa doverebbe acquistare l’Avellino (e magari sponsorizzare la Scandone).
Nel mezzo di questa guerra silenziosa proprio come un gas una mail certificata che somiglia ad un messaggio inviato alla piazza di tifosi-utenti-elettori più che al formale destinatario per nulla intenzionato a cedere, nè l’Avellino, nè – soprattutto- la sua posizione nel mercato del gas.
La SIDIGAS è convinta di potere evitare il fallimento dimostrando di  vantare crediti, liquidi ed esigibili, che garantiscono ampiamente la sua solvibilità, rilanciando anche la sua presenza in vista dell’affidamento della gestione delle reti del gas metano in Irpinia. Cedere, svendere l’Avellino a un imprenditore che rappresenta un concorrente sul mercato,  significherebbe lanciare un messaggio di debolezza troppo evidente. Almeno in assenza di un accordo fra i due protagonisti di questa contesa, da anni abituati a parlarsi e a trattare senza intermediari e senza messaggi di posta elettronica.

Gaetano Amato

Ho iniziato l'attività di giornalista nel 2001, quando il mio primo editore mi chiese: "ti piacerebbe lavorare per me? Tranquillo è un mestiere che possono fare tutti".
Dopo sedici anni confermo entrambe le cose: fare, e soprattutto essere giornalista mi piace, ed è una professione che tutti possono svolgere.
Mi alzo presto, per lavoro e perchè mi piace.
Sempre molto autocritico, mi piace nell'ordine scrivere, leggere (mai a voce alta), e parlare. Pratico sport: corsa, nuoto: così come a tavola, l'importante è variare.
Tifo Juve e soffro maledettamente per l'Avellino. Ma lo sport per definizione è la pallacanestro.
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gaetano@radiopuntonuovo.it
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