Da Sorrento arriva il tablet sospeso

Scritto da il 24 novembre 2020

Da Sorrento l’idea di un’imprenditrice che raccoglie dispositivi usati per darli a chi ne ha bisogno per seguire le lezioni a distanza.

In origine fu il caffè sospeso, poi arrivò il tampone e infine il “tablet sospeso”.
Da settimane nella penisola sorrentina non si parla d’altro fino a raggiungere il panorama nazionale.

L’idea “geniale” – ma su questo aggettivo la protagonista non è d’accordo, poi spiegheremo perché – è dell’imprenditrice di Sorrento Eugenia di Leva.
Ovvero mettere in connessione attraverso i social “domanda” e “offerta”: procurare tablet e dispositivi da utilizzare per la didattica a distanza e metterli a disposizione delle famiglie che ne hanno bisogno.

Eugenia di Leva è stata ospite a Radio Punto Nuovo per raccontarci come è nata l’iniziativa e come sta andando.

“Per me non è un idea geniale è un’idea che nasce banalmente dall’osservazione della realtà” ha esordito la mamma e imprenditrice sorrentina.

Tutto è partito dalla richiesta a Eugenia di un tablet da parte di una mamma che ne aveva bisogno. Da lì l’idea di postare su Facebook (https://www.facebook.com/eugenia.dileva) un semplice appello, donare pc o dispositivi da distribuire tra colore che ne hanno bisogno per seguire le lezioni a distanza. Con la collaborazione di un altro imprenditore sorrentino, Vittorio Acampora, titolare dell’azienda Meginet, che ha messo a disposizione i suoi tecnici informatici, i dispositivi raccolti vengono rigenerati per un nuovo utilizzo.

 

 

Un volontario che sistema un dispositivo

Eugenia di Leva

In meno di un mese l’iniziativa ha registrato un grande successo. Tante le persone che hanno donato ma anche tante famiglie che hanno fatto richiesta di un tablet usato.
“Per un genitore anche presentare la richiesta del tablet alla scuola spesso è difficile. C’è di mezzo l’imbarazzo, a volte anche la ritrosia a dichiarare la propria condizione economica” ha commentato la Di Leva nel corso della chiacchierata”.
Poi c’è un altro aspetto evidenziato da Eugenia: “in alcune scuole è previsto il pagamento di una penale nel caso si riconsegni il tablet danneggiato. Molte mamme, magari con figli particolarmente vivaci, hanno paura, una volta finita la DAD, di dover pagare per un tablet che non resta neanche a loro”.

 

 

Ascolta l’intervista a Eugenia di Leva

 

 

 

Katia Manna

Diretta

Radio Punto Nuovo

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