GIOIELLI NASCOSTI DI NAPOLI: PALAZZO PENNE

Scritto da il 13 maggio 2021

GIOIELLI NASCOSTI DI NAPOLI: PALAZZO PENNE

Oggi a Radio Punto Nuovo è intervenuto Antonello di Martino,  direttore di Mani e Vulcani Magazine, la testata che ci guida alla scoperta dei tesori nascosti di Napoli. Tra questi c’è Palazzo Penne,  uno dei rari esempi di palazzo in stile rinascimentale a Napoli. Situato tra il misterioso Pendino di Santa Barbara e via Largo Banchi Nuovi, è uno dei gioielli nascosti del centro antico di Napoli :Palazzo Penne fu  costruito nel 1406 per volere di Antonio Penne, segretario di re Ladislao di Durazzo. Il proprietario volle ricordarlo con un’epigrafe situata proprio sul portale. Il palazzo ha un piccolo slargo, che era considerato il primo ingresso alla città. L’architettura di palazzo Penne è molto particolare perchè  fonde, come accade a Palazzo Carafa, elementi catalani con l’arco ribassato e lo stile toscano, con l’utilizzo di bugne nella facciata. L’arco è caratterizzato da incisione particolare che in italiano vuol dire “tu che giri la testa, o invidioso, e non guardi volentieri questo (palazzo), possa di tutti essere invidioso, nessuno (lo è) di te”.

La facciata del palazzo ha  tre filari di bugne con al centro il rilievo della penna, simbolo della famiglia nonché simbolo della funzione di segretario e consigliere che ricopriva Antonio Penne nei confronti di re Ladislao. Ma ad accompagnare questa decorazione ci sono altri otto filari con su inciso il giglio angioino, in onore di re Ladislao. 

“Alla costruzione del palazzo Penne – continua Antonello di Martino – è legata una leggenda napoletana, che racconta che il palazzo sia stato costruito da Belzebù in persona per volere proprio di Antonio Penne, che aveva suggellato con lui un patto di sangue. Si racconta che Antonio si fosse follemente di una giovane dama. La donna però avrebbe acconsentito al matrimonio, se solo Antonio fosse stato capace di costruire il suo palazzo in una notte. Per accontentarla, Penne aveva chiamato in suo aiuto il diavolo. Il diavolo acconsentì ad aiutarlo ma in cambio avrebbe avuto l’anima di Antonio.

Ma il patto conteneva una clausola aggiunta da Penne. Lui avrebbe dato la sua anima a Belzebù se fosse stato capace di contare i numerosissimi chicchi di grano che erano stati sparsi nel cortile del palazzo. Una volta finita la costruzione del palazzo, il diavolo iniziò a contare velocemente il grano, ma ad un certo punto gli fu impossibile continuare … difatti Penne oltre al grano aveva sparso anche della pece, il che rese impossibile al diavolo continuare perché i chicchi di grano si attaccavano alle mani del demonio e questi non riusciva a contare. A quel punto Antonio Penne si fece il segno della croce, e questo gesto aprì una voragine nella quale il diavolo sprofondò. La voragine venne utilizzata come pozzo ormai chiuso, ma ancora visibile a chi riesce a visitare il meraviglioso palazzo rinascimentale partenopeo”.

Ascolta l’intervento di Antonello di Martino per intero qui:

 

 

Simonetta de Chiara Ruffo

Diretta

Radio Punto Nuovo

Current track
TITLE
ARTIST

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi