Il Diavolo di Mergellina e la Chiesa di Santa Maria del Parto

Scritto da il 3 giugno 2021

Il Diavolo di Mergellina e la Chiesa di Santa Maria del Parto

La chiesa di Santa Maria del Parto sorge a Mergellina, che come affermava il canonico Gennaro Aspreno Galante è un “pezzo di ciel caduto in terra”. La chiesa venne fatta erigere da Jacopo Sannazaro nel XVI secolo su una sua proprietà. Nella sua villa di Mergellina il poeta trascorse gli ultimi anni della sua vita, dedicandosi alla composizione del poema “De Partu Virginis” il Parto della Vergine, e alla costruzione della chiesa che dal poema prese il nome. Il sepolcro di Sannazaro, alle spalle dell’altare maggiore, desta ancora oggi ammirazione e stupore. Un monumento che in piccolo ricalca la grandiosità del sepolcro di re Ladislao in San Giovanni a Carbonara e di re Roberto in Santa Chiara. La particolarità del monumento funebre è la mancanza di riferimenti religiosi. Difatti sono presenti le statue di Apollo e Minerva, e proprio per questa ragione essendo ispirato a motivi pagani, il vicerè spagnolo minacciò di rimuoverlo, ma i frati, per evitare ciò, fecero scolpire sotto le figure di Apollo e Minerva i nomi biblici di David e Judith.

Ma la chiesa di Santa Maria del Parto è anche custode di una leggenda d’amore che unisce l’amor sacro e l’amor profano. La leggenda si riferisce ad un’opera che si trova nel primo altare sulla destra della chiesa. Opera di Leonardo da Pistoia, il quadro è famoso come “Il Diavolo di Mergellina” o “San Michele che calpesta il Demonio”. L’opera riporta la leggenda della vittoria del vescovo di Ariano, Diomede Carafa, sulla tentazione di una nobildonna napoletana identificata donna Vittoria d’Avalos.

La storia venne raccontata da Matilde Serao in “Leggende Napoletane” del 1890. La leggenda narra di una fanciulla di incredibile bellezza, molto probabilmente Vittoria Colonna d’Avalos, che secondo alcune fonti storiche era stata novizia del Monastero di Sant’arcangelo a Baiano in Forcella, convento che suscitò diversi scandali. La giovane si era follemente innamorata dell’affascinate vescovo Carafa, e per farlo innamorare di sé fece ricorso a una potente fattura d’amore.  La donna infatti si recò da una strega soprannominata l’Alamanna, e si fece preparare un elisir d’amore. Tornata a casa la fanciulla versò la pozione su alcune frittelle dolci che poi offrì al Carafa come elemosina per i poveri. Il vescovo accettò di buon grado e assaggiò le frittelle, preparate in maniera meticolosa, ma improvvisamente fu sopraffatto da un’insana passione per la donna. Non riusciva più a distogliere dalla sua testa l’immagine e il sorriso di Vittoria.

Le preghiere del giovane vescovo da sole non bastavano. Era tormentato dal pensiero di lei, tormento che comprometteva il suo voto di castità, il suo onore e la sua carriera ecclesiastica. Vittoria era diventato il suo demonio. Disperato il vescovo Carafa  decise di rivolgersi a una vecchia conoscenza, un monaco procidano esperto di negromanzia ed esorcista ufficiale della curia di Napoli. In seguito ad un consulto, il monaco trovò la formula adatta per scacciare il demonio. Prese due immagini, una dell’Arcangelo Michele, guerriero di Dio, e l’altra immagine di Lucifero, l’angelo ribelle signore del male. Accostò le due immagini e pregò intensamente, poi  consigliò al giovane vescovo Carafa di commissionare ad un artista un dipinto i cui colori dovevano essere impastati con un balsamo speciale che sarebbe servito come anti fattura al rituale esercitato. Il dipinto poi, doveva essere posto  in un luogo sacro e benedetto con acqua santa.

L’unica condizione vincolante posta dal monaco fu che il volto del demonio dovesse essere il ritratto perfetto di Vittoria, che incarnava il diavolo tentatore. Quasi come un urlo di gioia, il dipinto è accompagnato da un’interessante iscrizioneFecit Victoriam Alleluia 1542 Carafa”. La leggenda del diavolo di Mergellina è stata raccontata anche da Benedetto Croce nel suo libro “Storie e leggende napoletane” dove descrisse in maniera molto dettagliata la fatturazione d’amore pratica molto in voga specificando nel 500 a Napoli. Per questo motivo si diffuse, in quel tempo, ma in realtà anche oggi il detto Si bell e ‘nfam comm’ o riavule ‘e Margellina…”. Molti uomini lo dicevano e lo dicono, riferendosi a quelle donne che con il loro potere ammaliatrice, riescono a stregare i loro cuori.

Ascolta qui l’intervento di Antonello di Martino, direttore di Mani e Vulcani Magazine:

Simonetta de Chiara Ruffo

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