Il Vesuvio protagonista di Campania da scoprire

Scritto da il 17 gennaio 2020

Il Vesuvio protagonista di “Campania da scoprire”, l’appuntamento del venerdì di Radio Punto Nuovo che vi porta in giro per la regione in compagnia di guide specializzate. Lungo i Cognoli e la Valle dell’Inferno.

 

Questa settimana con la guida turistica escursionistica e ambientale Giuseppe Langella abbiamo scoperto un itinerario suggestivo, quello che si svolge “Lungo i Cognoli e la Valle dell’Inferno”.

Come si legge sul sito ufficiale dell’Ente Parco Nazionale del Vesuvio questo itinerario, identificato dal Parco come nr. 2 è molto panoramico, permette di godere degli scenari del Somma-Vesuvio più suggestivi e selvaggi, attraversando ambienti forestali, di macchia fino alla nuda roccia lavica.

Si parte dal Palazzo Mediceo di Ottaviano oggi sede proprio dell’Ente del Parco Nazionale del Vesuvio.

Il paesaggio consiste dapprima in una fitta pineta di pino domestico e poi in un bosco di castagni, ontani  napoletani, aceri napoletano, lecci. Tra gli uccelli nidificanti il minuto picchio rosso minore, raro e localizzato in Campania, ha colonizzato il Parco del Vesuvio solo di recente. Dopo oltre 1 Km di cammino in ripida salita si raggiunge il Largo Angelo Prisco dedicato al giovane finanziere assassinato dai bracconieri nel 1995 che rappresenta la meta ravvicinata.

Terminato il bosco, il sentiero si apre nella vegetazione di macchia a ginestra, impreziosito dalla presenza di muri a secco di epoca borbonica. Salendo ancora per qualche tornante si raggiunge un bivio e si imbocca il tracciato di destra, che conduce, tre suggestivi scorci dei paesi vesuviani, ad un piazzale panoramico, dove è posta la meta intermedia.

Si rimane senza respiro alla vista dell’imponente Punta Nasone (nord-ovest), del Gran Cono del Vesuvio (sud-ovest), dell’Atrio del Cavallo invaso dalla lava del 1944 (ovest) e, ai suoi piedi, del Canalone dell’Arena e della Valle dell’Inferno.

Curvando a sinistra si affronta un tratto in forte pendenza che ascende ai Cognoli di Ottaviano (1112 m s.l.m.) e prosegue lungo il crinale mediante una serie di spettacolari saliscendi su sabbia vulcanica, fino ad una sella (1001 m s.l.m.), da cui si corre giù attraverso un tratto assai scosceso sino alla Valle dell’Inferno.

La valle è dominata da imponenti speroni rocciosi, singolari formazioni laviche e pareti di lava rossa. E’ il regno degli uccelli rupicoli, come il lucente corvo imperiale, il velocissimo pellegrino e la vivace monachella.

Il sentiero, da qui comune all’itinerario n. 1, segue il fondovalle attraversando fitti ginestreti e alla fine piega a sinistra per risalire il crinale del Cognoli di Levante, dove si ammira la più bella formazione di lave “a corda” del Vesuvio, incisa da un profondo crepaccio, abitato da numerose specie di felce.

Seguendo sulla destra la fenditura si approda al suo punto di accesso, da cui ci si può inoltrare per qualche metro nel ventre del vulcano per un’emozione unica. Il percorso pro: segue con una serie di saliscendi che conducono ad un ampio slargo (780 m s.l.m.).

Una strada  sterrata riconduce, mediante gradevoli tratti di ginestreto e di bosco misto, al Largo Prisco, da cui si ripercorre il tracciato dell’andata sino all’ingresso, dove è posta la meta d’itinerario.

  Cognoli

un tratto del percorso che porta alla Valle dell’Inferno

Lunghezza                                          8.134 metri a/r

Quota Massima                                1.112 metri s.l.m.

Tempi di percorrenza                    8 ore a/r

Difficoltà                                             Alta

Partenza/Arrivo                               Ottaviano / Monte Somma

Il consiglio è quello di affidarsi ad una guida che conosca il Parco Nazionale del Vesuvio oppure partecipare all’escursione organizzata da una delle tante associazioni che operano sul territorio.

Si raccomanda di prestare massima prudenza ed attenzione sui sentieri, di verificare sempre le condizioni meteorologiche e di calzare scarpe o scarponcini da trekking.

(immagini per gentile concessione di Giuseppe Langella)

 

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Katia Manna

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