INTERVISTE #01 – Alan Sorrenti: “Sperimentare è l’unico modo per restare sempre giovani”

Scritto da il 7 novembre 2022

Oltre la zona sicura rappresenta una nuova fase, in cui dobbiamo staccarci dalla comfort zone.

Riascolta da qui l’intervista ad Alan Sorrenti

«Sto bene, con il cuore a questo tour che sta per iniziare in virtù del nuovo album ‘Oltre la zona sicura’. E la prima data sarà proprio a Napoli, l’ho scelta io. Tutto per me è iniziato da qui, era giusto che anche il tour partisse da qui. L’ultimo album inedito si chiamava ‘Sott’acqua’, è uscito nel 2003 e conteneva ‘Paradiso beach’, che è girata molto nelle discoteche. Ha permesso anche di dedicarmi al circuito dei club, che trovavo interessante, dato che riscoprivo tutto l’entusiasmo dei giovani e non verso alcuni brani che avevo fatto. Ho trovato piacere a farlo. Poi nel 2003 è nato mio figlio e con lui abbiamo iniziato a viaggiare. Volevo dedicarmi tanto a lui, volevo vivere questa cosa in maniera speciale: era il momento di dedicarmi a qualcun altro e l’ho fatto totalmente per un certo periodo. Naturalmente facendo tanti viaggi, che è parte della mia natura, tra Oriente, Sudamerica, Asia. È stata un’esperienza molto bella che spero resterà nel suo cuore e servirà anche a lui. Tramite il nuovo album volevo trasmettere me stesso alla nuova generazione, essere nuovamente presente».

Prima di esplodere con Figli delle Stelle c’è stata una fase di mezzo, in cui Alan ha destrutturato e ristrutturato in versione psichedelica il successo Dicitancelle Vuje.

Riascolta da qui il suo racconto

«Con Corrado Bacchelli (il produttore, ndr) ho fatto quest’avventura dall’inizio. Io andavo, lui sapeva dove stavo andando. Era il nostro rapporto. Riusciva anche a prevedere dove sarei arrivato. ‘Dicitancello vuje’ ha un duplice significato nella mia vita, sia per ringraziare Napoli ma anche un mezzo consegnatomi da Corrado per regalare un pezzo che tutti conoscessero, in modo che la mia voce potesse essere recepita ancora di più. Andai da mio padre chiedendogli ‘Se devo fare un pezzo napoletano quale deve essere?’ e lui mi consigliò ‘Dicitancello vuje’. Era anche un modo per raggiungere più persone. L’ho completamente decostruita per poi ricostruirla a modo mio, in una versione che definirei psichedelica. Quello è stato proprio il passaggio dal prog alla consapevolezza di un pubblico più vasto. Per mia sorpresa entrai in classifica, una hit parade. Era segno che i tempi stavano cambiando, i giovani erano più ricettivi e qualcosa si stava trasformando. Prima dell’America c’è stato un passaggio intermedio perché facevo corsi di etnomusicologia con il Prof. Levi che mi spinse ad andare in Africa a registrare musica. Così intrapresi questo viaggio meraviglioso, andando totalmente impreparato, con un Maggiolino per strade non asfaltate, tra capanne e palme in un mondo nuovo per me. Ebbi la fortuna e la determinazione di arrivare in villaggi dove poter registrare la mia musica. Ritornai con un grande dono, l’aver scoperto il linguaggio del ritmo. Così non c’era altro passo da fare che andare in America».

‘Oltre la zona sicura’ rappresenta una nuova fase. Ha un duplice significato per Alan Sorrenti: personale e professionale.

Riascolta da qui la sua presentazione dell’album

«Oltre la zona sicura’ rappresenta una nuova fase. Ha un duplice significato, a partire da quello personale nello staccarmi dalla mia comfort zone – ho fatto pezzi come ‘Figli delle stelle’ e potrei starmene tranquillo – ma ho l’esigenza di andare sempre oltre e ora che mi sentivo pronto a trasmettere la mia musica a nuove generazioni. L’ho fatto avvalendomi di giovani musicisti e non solo. È stato un coinvolgimento di altri artisti intervenuti, sempre di nuove generazioni. Perfino un giovane dell’animazione, Marcello Mosca, ha fatto il video di ‘Giovani per sempre’ in cui mi raffigura attraverso queste tre generazioni e le mie trasformazioni visive, di look. Tutto è nato con i giovani e il riconoscimento che ero sulla strada giusta l’ho avuto il 28 maggio quando ho fatto il Mi Ami Concert a Milano. Quello è un festival di musica indie, quindi con un pubblico prevalentemente giovane. È stato un riconoscimento che ha fatto piacere a me come artista, ma soprattutto ho sentito che la nuova generazione mi stesse ascoltando. Io che sono nato live non vedo l’ora di ritornare a farlo. Il tour? Inizialmente sarà contenuto ma poi continueremo. Ci sono altre idee in ballo, come quella di avere in una forma jazz alcune mie cose dal vivo. In situazioni diverse, magari più ‘intime’ perché bisogna incontrare diversi tipi di pubblico. Penso che la mia musica si adatti a trasformazioni. Sperimentare con la musica è l’unico modo per restare per sempre giovani. Prima parlavo del duplice significato di ‘Oltre la zona sicura’. Il secondo è quello che noi stiamo andando verso una nuova fase, con le cose che cambiano improvvisamente. È molto importante la nostra direzione e determinazione. Mi rivolgo a tutti i figli delle stelle esistenti, magari prima sognatori e visionari: ora devono essere quelli che vogliono evolversi. Questo album vuole sostenere questo movimento verso il nuovo. Assistiamo anche al planet change, il cambiamento climatico, si ricerca l’energia sostenibile. È importante realizzare che stiamo andando verso una nuova fase, essere flessibili guardando una nuova luce. È facile dire che qua tutto va male e non cambierà mai niente, lo si sente dire spesso. Invece questo è il momento, dove è possibile il cambiamento».


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