La Campania ricorda il terremoto

Scritto da il 23 novembre 2020

I messaggi del Pontefice, del Capo dello Stato e del Presidente della Repubblica ricordano il 23 novembre del 1980: i 90 secondi che dalle 19;34 sconvolsero la provincia di Avellino, parte di quella salernitana e poi la Basilicata: 3mila morti, migliaia di sfollati, in una Italia che ancora non aveva un sistema di protezione civile e che solo dopo giorni comprese il dramma consumatosi. La storia degli anni successivi è quella di una imponente opera di ricostruzione pubblica e privata, di scommessa sulla nascita dell’industria in montagna, di un’area del cratere sicuramente più moderna e vitale. Ma è impossibile dimenticare lo spreco di denaro pubblico, i finanziamenti trasferiti anche in zone che non subirono danni, sui quali mise mano la camorra (a Pagani, Raffaele Cutolo ordinò l’omicidio del sindaco Torre, troppo onesto per consentire infiltrazioni malavitose). Dopo quarant’anni l’Irpinia può vantare un patrimonio edilizio più moderno, strade migliori e alcune fabbriche di eccellenza, insieme con tante opere incompiute o peggio ancora inutili (nella sola città l’ex macello comunale, l’autostazione mai inaugurata, il mercatone). Tra Napoli e Caserta sono sorti interi quartieri fantasma, dove sono state relegate migliaia di persone senza garantire servizi e futuro: il parco verde di Caivano, e prima ancora le vele di Scampia, finalmente tutte prossime alla demolizione.
vale la stessa domanda che tra qualche tempo ci rivolgeremo dopo il covid: possiamo dire di essere migliori?

Gaetano Amato
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