LA WHIRLPOOL E LA CHIUSURA DELLO STABILIMENTO DI NAPOLI

Scritto da il 27 luglio 2021

LA WHIRLPOOL E LA CHIUSURA DELLO STABILIMENTO DI NAPOLI

 

La Whirpool e la  chiusura dello stabilimento di Napoli: ne ha parlato l’economista Gianni Lepre, intervenuto oggi ai microfoni di Radio Punto Nuovo:Il governo alzi la voce ed imponga il rispetto degli accordi e della dignità del lavoro. Parliamo di una situazione completamente sfuggita di mano alle istituzioni locali e al governo centrale che, più che ammonire ed esortare, non riesce proprio a “fare”,  anche in considerazione della risolutezza di un’azienda che, a suo dire, non ha più e né intravede una business strategy per lo stabilimento napoletano.

Quella della Whirpool di Napoli è una situazione al limite del ridicolo, – prosegue Lepre –  basti considerare il fatto che lo stabilimento produce e vende, non è fermo e con zero commesse. La scusa dell’azienda a stelle e strisce per archiviare l’avventura partenopea oltre a 357 buste paga  è il non mantenimento di un regime di produzione e distribuzione imposto dalla casa madre nel Michigan. Il colosso degli elettrodomestici di Benton Harbor, come tutte le multinazionali plurimiliardarie, è giunto nel nostro Paese sfruttandone il vantaggio geografico oltre che fiscale. Per loro, e non per noi ahimè, l’Italia resta un mezzo paradiso fiscale, in considerazione del fatto che, per dirla in maniera gergale, loro hanno comprato la fame di interi territori. Di conseguenza, esaurita la fase di picco, restituiscono la fame ai territori depredati, e vanno ad investire ad est dove la mano d’opera si abbatte anche del 70%. Il presidente Draghi punti i piedi a terra e faccia rispettare l’Italia e gli Italiani da queste multinazionali che giungono nel nostro Paese come lanzichenecchi con il beneficio di una tassazione quasi azzerata a causa del cosiddetto apporto all’ economia locale e al mercato del lavoro interno.

Esistono degli accordi – conclude l’economista – alla base di queste installazioni industriali che non prevedono di cestinare centinaia di operai mettendo per strada le loro famiglie. Esiste un’etica anche nel business, per cui una exit strategy diventa un dovere morale, oltre che istituzionale. Lo stato dia la possibilità agli operai di costituirsi autonomamente a costi zero e tasse e contributi zero per un certo numero di anni e faccia valere i propri diritti nei confronti dell’impresa statunitense. La chiosa finale: ‘Lo stato non faccia il debole con i forti ed il forte con i deboli. Vale per la vicenda Whirpool, come per la vicenda colossi del web. Lo stato sia uguale per tutti‘”

Ascolta l’intervento per intero qui:

 

Simonetta de Chiara Ruffo

Diretta

Radio Punto Nuovo

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