NAPOLI MISTERIOSA: LA STREGA DI PORT’ALBA

Scritto da il 29 aprile 2021

NAPOLI MISTERIOSA: LA STREGA DI PORT’ALBA

Antonello Di Martino, Direttore della testata  Mani e Vulcani Magazine , ci racconta  i misteri della nostra città. Questa mattina è intervenuto a Radio Punto Nuovo e ci ha raccontato la leggenda  di Maria la Rossa, la Strega di Port’Alba.  Port’Alba può essere considerato un varco nella storia di Napoli, ubicata sul lato sinistro dell’emiciclo di piazza Dante, anticamente chiamata largo del Mercatello.   

In origine, prima che ci fosse port’Alba, c’era un vecchio torrione di guardia nell’antica murazione angioina. Si narra che gli abitanti della zona, stanchi di dover allungare il tragitto per entrare ed uscire da quello che noi ancora oggi chiamiamo il centro antico di Napoli, cominciarono a scavare di nascosto, alla base del torrione Nù pertuso, ovvero un buco, per agevolare il passaggio.  Le autorità intervenivano puntualmente per tapparlo, ma ogni volta qualcuno tornava di notte a scavare. Alchè stanco delle continue incursioni nella cinta muraria, il principe don Paolo di Sangro di Sansevero, pregò il vicerè Duca d’Alba, di costruire una porta d’ingresso presso il Largo del Mercatello, ossia l’attuale Piazza Dante.  Il vicerè acconsentì e nel 1624, fece demolire il torrione. Venne costruito prima un piccolo passaggio e poi nel 1625 fece costruire la porta che da lui prese il nome.  Il pittore Mattia Preti nel 1656, decorò la porta con alcuni affreschi, di cui non rimane traccia, mentre la collocazione della statua di San Gaetano, proviene dalla demolita porta dello Spirito Santo.

MARIA LA ROSSA: LA STREGA DI PORT’ALBA

Port’Alba è anche luogo di leggende e quella più conosciuta è la leggenda di Maria la Rossa.  Quella di Maria è una leggenda romantica, ma allo stesso tempo tragica. Si racconta che la giovane donna dalla folta chioma rosso fuoco, conosciuta come Maria à Rossa, abitava in una casetta all’interno delle mura cittadine di Port’Alba, amava ed era amata da Michele, un conciatore di pelli, che però viveva al di fuori delle mura, per cui i due innamorati fino ad allora, non si erano mai potuti neanche abbracciare.   L’apertura della porta rappresentò per i due finalmente il coronamento del loro amore. Ma qualcosa andò storto… una sera mentre la coppia stava rincasando sottobraccio, all’altezza di una piccola fontana all’angolo della piazza, avvertirono un tuono più fragoroso degli altri e qualcosa di strano fermò i passi di Michele, immobilizzandolo e impedendogli di avvicinarsi all’uscio di casa.  Maria riuscì a superare la soglia, Michele invece rimaneva fermo. La donna cercò in tutti i modi di trascinare il suo amato, che sembrava come pietrificato e quando decise di rientrare in casa, Michele rimase li terrorizzato, scappando poi e allontanandosi per sempre da lei.

Da quel momento in poi, la donna iniziò a trascurarsi, degenerando mentalmente e fisicamente, fu allontanata da tutti, addirittura iniziò ad essere additata come Strega, la strega di Port’Alba.  E il destino che toccava alle streghe non era certo piacevole, Maria venne rinchiusa in una gabbia che stava appesa ad un gancio proprio sotto l’arco di Port’Alba e lasciata morire di fame e di sete.   Il suo cadavere rimase in gabbia per settimane, però misteriosamente anziché decomporsi cominciò a pietrificarsi. Per diversi anni il gancio rimase sotto l’arco di Port’Alba, oggi resta solo l’incavo nella pietra. Ma secondo voci di quartiere, da quel giorno in cui Maria morì, la notte continua ad aggirarsi come un’ombra, tra le librerie e le botteghe.

Questo è il racconto  di Antonello di Martino, ascoltalo per intero qui:

 

 

 

 

Simonetta de Chiara Ruffo

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