Nicchi: “Regolamento senza colori: un dramma se esistesee la sudditanza”

Scritto da il 21 ottobre 2019

A Radio Punto Nuovo, è intervenuto Marcello Nicchi, presidente AIA: Fallo di De Ligt? Non è rigore, ma non lo dico io, il regolamento. A differenza di prima, in quel caso, il regolamento dice che quando si tratta di una giocata – cioè quando un giocatore ha intenzione di calciare la palla – e va a finire sul braccio di un giocatore non è mai calcio di rigore. Il giocatore che si tira addosso il pallone, sicuramente non è calcio di rigore. La differenza la fa la giocata, non ci sono altre disposizioni.

Regolamento? C’è una cosa da dire, mi preoccupa che ancora ci siano persone che non abbiano capito come funzionano le regole oggi. Sono cinque mesi che le spieghiamo, noi, Rizzoli, gli organi tecnici. Il fallo di mano – argomento principe di questa stagione – è stata fatta una regola a posta per chiarirlo. Il fallo di mano, a differenza di un tempo, quando il braccio è scomposto non c’è più storia: è sempre calcio di rigore. E’ stata abolita la volontarietà, involontarietà, per semplificarlo. Se non si riesce a metabolizzarlo il problema è di chi parla o gioca senza conoscere regolamenti. Noi abbiamo l’onere e l’obbligo di farlo rispettare, le regole sono queste. Se nelle dovute sedi si dovesse prendere la decisione di rivedere altre regole, noi siamo gli addetti a metterle in campo. Leggiamo qualsiasi cosa venga scritta, ma ancor più leggiamo il regolamento.

Quello che scrivono sono opinioni personali, ma non verdetti tecnici. Se vogliamo ancora sindacare quello fin’oggi accaduto – a parte quello accaduto la prima giornata – sono stati molto bravi a mettere a punto quello che bisognava applicare. Non rispondo a chi la pensa diversamente, ognuno ha diritto a pensarla diversamente.

Sul discusso VAR

Var? Penso sia giunto il momento di tornare a parlare di calcio, questo dicorso del VAR diventa anche antipatico. Il VAR viene applicato così come previsto. L’arbitro lo utlizza come correttivo ad eventuali chiari errori. Quando leggo di arbitri che non vanno al VAR, semplicemente l’arbitro che non va al monitor, ha già ricevuto notifiche dalla sala. Al VAR si va quando c’è una questione dubbia su calcio di rigore o meglio, un parere discordante tra arbitro e sala macchine. Oppure su De Ligt, ad esempio, l’arbitro Irrati ha interpellato il VAR per avere un elemento mancate per la sua decisione. Lui il fallo di mano l’ha visto, ma voleva capire se il pallone fosse stato toccato, ma non aveva bisogno di andare al VAR.  La decisione, in ogni caso, spetta all’arbitro centrale. Il VAR non può intervenire sull’intensità della spinta, perché quando l’arbitro è convinto della giusta decisione, non c’è bispogno.

Challange da introdurre? Rizzoli ha dato una disposizione: ogni volta che c’è un errore certo, di andare a rivederlo e restare a guardarlo per quanto tempo necessario. Un gruppo di arbitri giovani sono in crescita e stanno arbitrando molto bene. Se dovessi credere che un arbitro arbitrasse in base alla maglia, sarebbe un dramma. Tante cose si vedono, si sentono, ma non ci sono necessità di dubitare di questo. Sulla sala VAR stiamo lavorando, così da togliere tante altre discussioni. Ci impegniamo ogni giorno per fare bene, il designatore li sta guidando. Stiamo lavorando per diffondere legalità, rispetto alle regole. Quando ci sono comportamenti che non sono consoni, li paga il calcio di base, bisogna diffondere l’esempio. Per quanto riguarda la lotta al razzismo, siamo sempre in prima fila e siamo sempre dalla parte delle vittime”.

Valeria Cardillo
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