Sanremo Story: Luigi Tenco

Scritto da il 5 febbraio 2020

Artista incompreso e poeta maledetto, Luigi Tenco è uno dei simboli della ribellione italiana degli anni sessanta.

Insieme ad artisti quali Fabrizio De Andrè, Gino Paoli, Bruno Lauzi e molti altri, è stato esponente della cosiddetta Scuola Genovese, movimento socio-culturale che, attraverso la canzone d’autore, sancì una rottura con la musica tradizionale italiana. Tale movimento, era caratterizzato da un mutato approccio stilistico, più ricercato ed eclettico, un linguaggio diverso, più realista, affrontando una varietà di temi che andava dal sentimento, alle esperienze esistenziali, sino alla politica, all’ideologia, alla guerra e ai temi dell’emarginazione.

Gli inizi

Avvicinatosi agli ambienti jazz genovesi, dopo la maturità entrò nel Modern Jazz Group di Mario De Sanctis. Qui conobbe un giovanissimo Fabrizio De André. Un paio d’anni dopo, fondò con Graziano Grassi e Gino Paoli, I Diavoli del Rock.

Il suo primo disco come solista uscì solo nel 1961: si tratta del 45 giri “I miei giorni perduti”. Nello stesso anno uscì il suo primo 33 giri che conteneva, tra i tanti il brano “Mi sono innamorato di te”.

«Mi sono innamorato di te
e adesso non so neppure io cosa fare
il giorno mi pento d’averti incontrato
la notte ti vengo a cercare»

Luigi Tenco e il suicidio a Sanremo

Nel 1967 partecipò al Festival di Sanremo con “Ciao amore ciao”, cantata insieme a Dalida, con la quale intratteneva in quel periodo, una relazione amorosa molto passionale. Il brano, che inizialmente aveva un testo d’ispirazione antimilitarista, venne modificato per non incorrere nella censura, mantenendo soltanto il ritornello originale. Nonostante gli aggiustamenti, il pezzo non convinse gli organizzatori della kermesse, che lo esclusero dalla finale e anche dal ripescaggio.

Tenco, non molto contento degli aggiustamenti forzati, cantò palesemente fuori tempo, tanto che lo stesso maestro Gian Piero Reverberi fece fatica a seguire il cantautore.

Fu un colpo molto duro per Tenco, che la sera stessa rifiutò di stare insieme ai suoi amici e tornò in albergo.

Alle ore 02:00 del 27 gennaio, il corpo di Luigi Tenco venne ritrovato privo di vita, all’età di 28 anni, prima dall’amico Lucio Dalla, poi da Dalida. Sulla testa era ben visibile un colpo di proiettile che andava dalla tempia destra a quella sinistra. Lo sparo però nessuno lo aveva sentito.

Venne trovato un biglietto scritto a mano, contenente il seguente testo:

“Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda Io tu e le rose in finale e a una commissione che seleziona La rivoluzione. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi“

Fu subito avvalorata la tesi del suicido, anche se, per decenni sono sussistiti dubbi, alimentati da gravi deficienze nelle indagini fatte all’epoca. Per molti, ancora oggi, la morte di Luigi Tenco resta un mistero.

Luigi Tenco nella cultura di massa

Il mito di Tenco, ormai a distanza di oltre 50 anni, è ancora vivo ed è uno dei cantautori italiani più apprezzato da tutte le generazioni che si sono susseguite. Un modello di stile anche per molti cantanti italiani: Dal 1974, è stato istituito il Premio Tenco, uno dei più ambiti nel panorama musicale italiano, che viene assegnato annualmente in occasione della Rassegna della canzone d’autore di Sanremo.

In soli 6 anni di carriera ci ha regalato delle autentiche perle musicali, ognuna di esse, simboli di ribellione e di esistenzialismo ma anche molto romantiche e struggenti e con uno stile musicale senza eguali che raramente, nel panorama italiano, abbiamo ascoltato.

Vincenzo Storti
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