Vittoria fragile o fallimento? Ecco cosa è stato deciso a Glasgow per il clima

Scritto da il 19 novembre 2021

Si è chiusa sabato 13 novembre a Glasgow in Scozia la Cop 26, la conferenza sul clima organizzata dall’Onu e che riunisce 197 nazioni per affrontare il tema del cambiamento climatico. La conferenza ha avuto il principale compito di verificare ed aggiornare l’accordo di Parigi del 2015, anno in cui i Paesi hanno preso un impegno a contenere il riscaldamento globale della terra entro un massimo di 1,5 gradi. Il Patto di Glasgow che ha chiuso le due settimane negoziali,ha prodotto un impegno scritto dei Paesi per completare il rulebook avviato a Parigi. Ossia le regole condivise per rendere effettivi gli impegni verso la transizione ecologica. Per la decarbonizzazione c’è stata una modifica rispetto agli accordi parigini: ridurre gradualmente e non eliminare totalmente il ricorso al carbone per la produzione di energia. Questo per favorire paesi come l’India impegnati ancora nel pieno della rivoluzione industriale Altro tema negoziale rigurda le emissioni di gas serra e il raggiungimento della neutralità carbonica, ovvero la capacità di un paese di neutralizzare tutte le emissioni di gas serra prodotti. Ogni paese si era già impegnato dal 2015 a redigere un piano nazionale di riduzione, il cosiddetto Ndc (Nationally Determined Contributions). Gli attuali piani però non sono sufficienti e non garantirebbero una riduzione dell’emissione. Ecco perché si è deciso di aggiornare i piani alla prossima Cop27 che si terrà nel 2022 in Egitto con la promessa di un miglioramento delle ambizioni per ogni singolo paese. Inoltre gli stessi NDC andranno comunicati ogni 5 anni e riguarderanno un orizzonte temporale di 10. Quindi nel 2025 andranno comunicati quelli da raggiungere nel 2035, nel 2030 quelli da raggiungere nel 2040 e così via. I paesi si impegnano a ostacolare la deforestazione visto che la natura è il più grande alleato dell’uomo in questa sfida. Il patrimonio verde del pianeta infatti neutralizza grandi quantità di anidride carbonica. E in questo senso sono stati promessi investimenti pubblici ma anche privati per evitare l’eccessiva deforestazione. Finanza climatica che non poteva non prevedere un passaggio anche per la revisione della promessa fatta a Copenaghen nel 2009: dodici anni fa i paesi più sviluppati si erano impegnati a destinare 100 mld all’anno dal 2020 ai paesi in via di sviluppo per aiutarli nella transizione ecologica . Promessa disattesa: le nazioni hanno rilanciato e raddoppiato i promessi aiuti che arriveranno dal 2025 . La conferenza sul clima si aggiornerà ogni anno e non più ogni 5, e forse questo è il risultato più importante e raggiunto.
Vittoria fragile come ha commentato Alok Sharma presidente della Cop26? Fallimento come invece ha sentenziato l’attivista Greta Thunberg? Oppure siamo sulla direzione giusta come ha dichiarato la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen?
La risposta non potrò che arrivare dai prossimi anni che ci auguriamo possano trasformare il Bla Bla Bla in una cooperazione internazionale per preservare il nostro pianeta da scenari futuri catastrofici, che oggi, e non domani, abbiamo ancora il potere di condizionare e determinare.

 

Bruno Gaipa

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