Massimo Di Cataldo festeggia 30 anni di musica: “Le mie canzoni appartengono a chi le vive”

Scritto da il 11 febbraio 2026

Massimo Di Cataldo festeggia 30 anni di musica: “Le mie canzoni appartengono a chi le vive”

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È passato nei nostri studi di Napoli con la stessa eleganza e semplicità che lo contraddistinguono da sempre. Massimo Di Cataldo ha festeggiato con Radio Punto Nuovo i 30 anni di “Se adesso te ne vai”, brano diventato un classico della musica italiana e colonna sonora di intere generazioni.

L’artista ha raccontato quanto sia sorprendente riascoltare oggi una canzone che ha attraversato tre decenni: «Ormai vive di vita propria, appartiene a chi l’ha fatta sua» ha spiegato, ricordando come quel brano abbia accompagnato amori, addii, riconciliazioni e perfino qualche conquista, come gli hanno confessato alcuni fan.

Di Cataldo ha riflettuto anche sul cambiamento dell’industria musicale: oggi tutto corre veloce, tra classifiche lampo e successi “stagionali”, mentre le canzoni nate per durare diventano sempre più rare. «È un peccato – dice – perché certe emozioni meritano tempo per sedimentare».

Il cantautore è in giro con il tour “Se adesso te ne vai – 96/26”, un viaggio tra ricordi, aneddoti e musica, che ieri ha fatto tappa al Teatro Troisi. Un concerto intimo, costruito come un racconto in cui le canzoni diventano capitoli di vita: amicizie, amori, incontri professionali e momenti che hanno segnato il suo percorso. Abbiamo ascoltato insieme anche il nuovo singolo “Uno come me”, un brano nato come autoritratto e diventato poi una riflessione sul bisogno di trovare qualcuno con cui condividere un cammino, un confronto, una somiglianza emotiva.

Il rapporto con il pubblico e il successo “non inseguito”

Un ascoltatore gli ha scritto definendolo “un artista raffinato, fuori dagli schemi mediatici”. Massimo ha sorriso, confermando di aver sempre preferito la musica alla sovraesposizione: «Ho cercato di restare autentico. Non sono ovunque, ma ci sono sempre con la mia musica».

E ai giovani che sognano questo mestiere ha lasciato un consiglio prezioso: studiare, conoscere la musica come linguaggio, non come scorciatoia verso la popolarità.

La chiacchierata si è chiusa con un abbraccio radiofonico e l’augurio di rivederlo presto nei nostri studi. Intanto, Napoli lo aspetta sul palco, dove la sua voce continua a raccontare storie che non invecchiano.


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