Pacchioni duro: “Calcio italiano non più al top, serve rivoluzione. Conte perfetto per ripartire”

Scritto da il 10 aprile 2026

A Radio Punto Nuovo, nel corso di “Punto Nuovo Sport“, è intervenuto Paolo Pacchioni, giornalista di RTL 102.5.

Il calcio italiano oggi va detto con onestà: non è più di primo livello. È un calcio di secondo livello, e i risultati europei lo dimostrano. In Europa League, Conference, Champions: l’ennesima conferma. Il Napoli addirittura fuori nella fase preliminare e trentesimo in classifica, e il movimento nel complesso è in difficoltà. Il problema non è solo delle squadre, ma del sistema. Negli altri Paesi si corre di più, si gioca con intensità diversa. Noi invece restiamo indietro. E questo si riflette anche sulla Nazionale, che da troppo tempo non riesce a tornare ai Mondiali.

Si parla di nomi: presidente federale, commissario tecnico, Conte. Un ticket Conte–Malagò potrebbe anche funzionare, sì, ma il punto vero non sono i nomi. Sono le riforme. Senza riforme strutturali, cambiare allenatore o dirigente serve a poco. Servirebbe un intervento condiviso: arbitri, società, allenatori, settore giovanile. In Italia facciamo giocare pochi giovani di qualità a 20 anni. All’estero quelli a 20 anni sono già pronti, da noi ancora considerati emergenti. È una differenza enorme.

Parma-Napoli? È una partita completamente diversa rispetto allo scorso anno. Allora era una gara da dentro o fuori, oggi il Parma è più sereno, il Napoli ha altri obiettivi e un margine diverso. Però attenzione: le squadre senza pressioni possono diventare pericolose. Il Napoli deve vincere, perché una vittoria può mettere pressione all’Inter e riaprire tutto. Ma resta favorito l’Inter. Psicologicamente, però, un -4 con Como-Inter diventa un fattore.

Højlund? È un giocatore fondamentale: uomo gol, leader tecnico, capace di reggere la pressione e caricarsi la squadra sulle spalle. In una stagione complicata per gli infortuni offensivi, ha garantito continuità e presenza. È uno di quei giocatori su cui il Napoli deve costruire presente e futuro.

Lukaku? Va detto con chiarezza: il vero Lukaku quello dominante si è visto altrove, soprattutto con Conte in Premier. A Napoli qualche gol lo ha fatto, ma non è stato decisivo come ci si aspettava, nemmeno nella stagione dello Scudetto.

Conte in Nazionale? Io lo conosco bene, l’ho seguito da vicino a Euro 2016. Quella era una Nazionale povera tecnicamente, ma lui riuscì a tirare fuori il 110% da tutti. Eliminammo la Spagna, il Belgio numero uno al mondo, e uscimmo solo ai rigori con la Germania. Quindi sì, è un allenatore che sa ricostruire e dare identità. Detto questo, i ritorni non sono quasi mai semplici nel calcio. Anche i vincenti fanno fatica quando tornano. Conte sarebbe ideale in una fase di macerie, di ricostruzione mentale prima ancora che tecnica.

Chi al suo posto? Per il Napoli, sostituirlo non sarebbe semplice. De Laurentiis però ha già dimostrato di sapersi muovere: dopo Sarri arrivò Ancelotti. E potrebbe rifarlo, con un nome importante o anche con una scelta emergente come Vincenzo Italiano. Alla fine però conta una cosa sola: non il nome, ma il progetto. Perché senza progetto, anche il miglior allenatore diventa solo una parentesi”.


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