Specchia: “Stiamo perdendo il calcio: senza tecnica non andiamo da nessuna parte. Nei vivai abbiamo smesso di insegnare…”
Scritto da Ciro Gaipa il 4 aprile 2026
A Radio Punto Nuovo, nel corso di “Punto Nuovo Sport“, è intervenuto Paolo Specchia, allenatore.
“Guardando la partita con la Bosnia mi è venuta una grande nostalgia. Ho visto due esterni che puntavano l’uomo e ho pensato quanto ci manchino giocatori così. Non parliamo di fenomeni, ma di calciatori con caratteristiche che noi non cerchiamo più. Nei settori giovanili privilegiamo la struttura fisica, il ragazzo più grande, e perdiamo tecnica, fantasia e uno contro uno.
Il problema è la formazione. Si lavora poco sulla tecnica individuale, si fanno troppe partite e poca cura dei fondamentali. I giovani non vengono seguiti come dovrebbero, manca il lavoro dei maestri. Così restiamo indietro rispetto a nazionali come Bosnia, Macedonia, Svezia, che ci hanno eliminato. Serve investire davvero sui settori giovanili, con risorse e programmi seri. Non basta parlare di riforme, bisogna mettere soldi e competenze. Altrimenti continueremo a perdere terreno.
Non mi piace nemmeno quando si parla di prestazioni eroiche dopo una sconfitta. Dobbiamo avere l’onestà di dire che il livello non è quello di una volta. Dobbiamo fare un bagno di realtà e ripartire dal lavoro quotidiano. Il Como è un esempio: non ha grandi campioni, ma ha idee, tecnica, organizzazione. Questo dimostra che con un lavoro fatto bene si può crescere.
Sul campionato, questo turno può essere decisivo. Inter-Roma può riaprire tutto. Se l’Inter perde, Napoli e Milan si avvicinano e cambia l’aspetto psicologico. Il Napoli, se vince, può trovare entusiasmo e convinzione per il finale.
Napoli-Milan sarà una sfida tattica tra due allenatori concreti come Conte e Allegri. Non mi aspetto una partita spettacolare, ma una gara molto combattuta, decisa da pochi episodi. Sono due tecnici pragmatici, puntano al risultato.
Sul futuro della nazionale, il problema non è solo scegliere Conte o Allegri. Il problema è la base, la formazione, il numero di tecnici nei settori giovanili, la qualità dell’insegnamento. In Italia vediamo gruppi di trenta ragazzi con un solo istruttore: così non si migliora. Senza cambiare la struttura e senza investire sui giovani, cambiare i nomi non servirà. Bisogna intervenire alla radice, altrimenti continueremo a rincorrere”.