Napoli, Pacchioni avverte: “A Cagliari serve pazienza, gara decisiva per la Champions. Serie A indietro per mentalità”

Scritto da il 20 marzo 2026

A Radio Punto Nuovo, nel corso di “Punto Nuovo Sport“, è intervenuto Paolo Pacchioni, giornalista di RTL 102.5.

Cagliari-Napoli? È una sfida molto importante. Non solo per i doppi ex, come Pisacane che ha allenato il Napoli, ma anche per la classifica. Il Napoli è in piena corsa Champions, mentre il Cagliari, che sembrava tranquillo per la salvezza, ha perso terreno nelle ultime settimane. Entrambe le squadre non possono sbagliare, quindi il match di oggi è cruciale. Il Napoli dovrà avere pazienza e qualità. Il Cagliari ha già dimostrato di saper bloccare squadre forti, come la Juventus, con un blocco basso e difensivo. Con i rientri dei giocatori chiave, il Napoli può guadagnare qualcosa in termini di qualità e incisività.

Conte ha più soluzioni dalla panchina? Assolutamente. Il calcio moderno con cinque cambi cambia tutto. Avere giocatori freschi, tecnici e motivati dalla panchina può fare la differenza, soprattutto contro squadre chiuse come il Cagliari. Lo abbiamo visto anche ieri con il Bologna, che grazie ai cambi è riuscito a sovvertire una partita difficile.

Si parla di arbitri e della possibile chiusura di Open VAR. Che impatto avrebbe? Non è il problema principale. Serve migliorare la qualità delle decisioni in campo, non la cornice. Gli arbitri devono imparare a non farsi condizionare da colleghi più prestigiosi o dalle registrazioni di Open VAR. Gli errori ci saranno sempre, ma devono essere spiegabili. Chiudere Open VAR non risolve il problema della qualità.

Il cammino delle italiane in Champions e Europa League? Il bilancio non è positivo. Le squadre italiane corrono meno e non hanno la stessa intensità degli stranieri. Ci sono giovani promettenti, ma vengono gestiti con eccessiva cautela. Questo limita il guizzo e la creatività in campo. Le italiane faticano contro squadre più atletiche o veloci, e lo abbiamo visto con Inter, Atalanta e Juventus.

Qual è il problema principale della Serie A rispetto alle altre leghe europee? La mentalità. Si privilegia il dato sicuro e l’esperienza dei trentenni, mentre i giovani talenti vengono spesso messi da parte. Così, quando affrontiamo squadre straniere, paghiamo la differenza atletica e tecnica. Non è questione di allenamenti, ma di mentalità: manca il coraggio di rischiare e di valorizzare il talento naturale dei ragazzi“.

 

 


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