Napoli, Conte risponde a Spalletti: “Abbiamo ancora lo Scudetto sul petto, serve rispetto. Questa stagione è difficile da spiegare”

Scritto da il 27 gennaio 2026

Antonio Conte, tecnico del Napoli, è intervenuto in conferenza stampa alla vigilia della gara contro il Chelsea in programma mercoledì 28 gennaio allo stadio Diego Armando Maradona. Di seguito le parole dell’allenatore azzurro.

Come si superano queste “onde altissime”?
«Al peggio non c’è mai fine, ma bisogna essere ottimisti. Pensavamo di aver visto tutto e invece si è fermato anche Neres, che per noi era diventato determinante. Il nostro compito è essere pronti anche quando le cose non vanno bene. Quando il vento è contrario ci sono onde alte, altrimenti sono bravi tutti. Il gruppo è pronto ad andare avanti e non possiamo rimproverarci nulla. Ora c’è il Chelsea, campione del mondo per club, una squadra che conosco benissimo per investimenti e ambizione. Dovremo giocarci tutto contando su un alleato forte come il Maradona: il tifoso dovrà essere decisivo».

Spalletti ha parlato di Napoli come “ex campione d’Italia”. Come risponde?
«Se ha detto una cosa del genere non è stata una frase felice. Noi abbiamo ancora lo Scudetto sul petto e va portato rispetto. Io non mi sarei mai permesso di dire una cosa simile verso un’altra squadra. Mancano ancora 16 partite, non si può dire una cosa del genere. Mi dispiace perché Spalletti è un bravo allenatore, ma deve stare più attento quando parla».

Quanti minuti può avere Lukaku e valuta le due punte?
«Lukaku non è ancora al 100%. Ha avuto un distacco del tendine e non è una cosa semplice. Gli ho dato dieci minuti, ma non riesce ancora a esprimere la sua forza. Senza Neres ci manca creatività e stiamo valutando se sul mercato possiamo trovare qualcosa, perché servono giocatori capaci di saltare l’uomo. Giovane può darci una mano anche da trequartista. Anguissa sembrava vicino al rientro, ma ha allungato i tempi per un problema alla schiena. Io le idee le ho, ma servono i calciatori disponibili».

È il momento più difficile della sua carriera da allenatore?
«Ho esperienza, ma quello che è successo quest’anno è difficile da spiegare. Di solito gli infortuni sono muscolari, qui parliamo di operazioni e problemi articolari. Lukaku sei mesi fuori, De Bruyne cinque, Gilmour con la pubalgia, Neres operato alla caviglia, Anguissa quattro mesi. Non posso piangermi addosso, devo concentrarmi su chi ho. Abbiamo vinto una Supercoppa e i ragazzi stanno facendo qualcosa di straordinario che passa inosservato. Non siamo mai stati dominati e continueremo ad andare a testa alta, senza paura di nessuno».

Meno gol su azione e più su palla inattiva: è una tendenza del calcio moderno?
«Dire che il calcio è sempre lo stesso non è vero. C’è stata un’evoluzione enorme. Oggi l’obiettivo è dominare le partite, pressare alto, recuperare palla. Contro squadre chiuse servono soluzioni e giocatori creativi. I calci piazzati sono fondamentali, basta vedere l’Arsenal. Anche i falli laterali lunghi diventano come angoli. Se non ti aggiorni resti indietro e diventi mediocre».

Come risponde alle parole di Diego Costa?
«Non perdo energie leggendo quello che si dice. Nel calcio ci sono persone intelligenti e persone stupide. Io parlo di calcio: con Diego Costa abbiamo vinto un campionato, poi è andato via tre volte nella stessa stagione. Dopo non so cosa sia successo».


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