Zambardino: «Mancini va lasciato lavorare. Basta critiche a Højlund e De Bruyne»

Scritto da il 25 settembre 2026

Nel corso del suo intervento, Vittorio Zambardino ha analizzato il momento della Nazionale e del Napoli, soffermandosi sul lavoro di Roberto Mancini, sull’impiego dei giovani e sulle aspettative per Antonio Vergara.

«Spero che, come italiani, si possa finalmente vedere una ventata d’aria fresca. Mi annoio, come tutti gli italiani, a vedere da tre anni una Nazionale ridotta ai minimi termini. Mi auguro che Mancini abbia la possibilità di lavorare e che gli venga lasciato lo spazio necessario per costruire qualcosa di nuovo.

Spero soprattutto che la Federazione non venga condizionata da dinamiche incomprensibili e dalla politica che, a mio avviso, spesso cerca di mettere le mani sul calcio. Bisogna lasciare lavorare l’allenatore e vedere cosa riesce a costruire.

Mi sarebbe piaciuto vedere anche il debutto di Vergara, ma bisogna evitare di creare aspettative eccessive. Noi siamo bravissimi a costruire dei cortocircuiti che non hanno alcun rapporto con la realtà: ieri sembrava che Vergara dovesse partire titolare, oggi si parla della possibilità che finisca in tribuna. Bisogna semplicemente aspettare e vedere cosa succede.

Faccio però un piccolo appunto polemico sulla gestione dei giocatori da parte dei club. Trovo assurdo che alcune squadre ritirino con grande facilità i propri calciatori dalle Nazionali. Senza fare troppi nomi, penso alla Roma, che ha mandato tantissimi giocatori nelle varie rappresentative e si è ritrovata con una parte importante della rosa fuori. Poi vedo che alcuni calciatori rientrano improvvisamente nei club per problemi fisici.

Dimarco, per esempio, ha avuto una ricaduta ed è tornato all’Inter. Il commissario tecnico dell’Olanda ha fatto delle considerazioni simili per altri giocatori. Se dobbiamo comportarci da furbetti, non è un atteggiamento positivo. Credo che la Federazione dovrebbe prestare maggiore attenzione a questo aspetto. Capisco che in questo momento ci siano questioni più importanti, ma certi comportamenti dei club non sono un buon segnale».

La Nazionale di Mancini e i giovani?

«Mi piace soprattutto se non rompiamo le scatole a Mancini qualora il suo coraggio, perché schierare i giovani richiede sempre coraggio, non venga immediatamente premiato dal risultato. L’avversario non è di poco conto. Il Belgio ha giocatori importanti e non sarebbe sorprendente anche un risultato negativo. In quel caso bisogna evitare di cominciare immediatamente a criticare l’allenatore. Una volta che una Federazione sceglie un tecnico, bisogna lasciargli lo spazio per fare il proprio lavoro. Può piacere o non piacere, ma dopo una, due o tre partite non si può cominciare a sparare a zero. Se abbiamo deciso di affidargli la Nazionale, dobbiamo consentirgli di costruire il percorso che ha in mente. Soprattutto quando si tratta di inserire giovani, è necessario avere un minimo di pazienza».

Højlund e le critiche ricevute?

«In questo momento non capisco cosa si voglia da Højlund. È uno dei pochi giocatori del Napoli che ha segnato con una certa continuità, considerando che ha trovato la rete praticamente ogni volta che la squadra ha poi perso. Anche ieri è successo. Paradossalmente, Højlund è uno dei pochi che ha prodotto qualcosa in fase realizzativa. È un giocatore che si prodiga tantissimo, cerca di venire a capo delle difficoltà dell’attacco del Napoli e che, sostanzialmente, non sta ricevendo abbastanza palloni e occasioni per mettere a frutto le proprie qualità. Questo si può dire anche di altri giocatori. In questo momento a Napoli si sta facendo un po’ di confusione e si tende ad attaccare i singoli senza distinguere le situazioni. Un conto è parlare di Lucca o di altri giocatori che hanno avuto già diverse possibilità di dimostrare il proprio valore. Nel caso di Lucca, dopo altre esperienze nelle quali aveva avuto l’occasione di riscattarsi, mi sembra che anche questo esame sia stato fallito. Forse è arrivato il momento di prendere atto della situazione e consentire al giocatore di rifarsi una vita altrove. Ma criticare Højlund in questo modo, secondo me, è una follia. Così come trovo eccessive alcune critiche rivolte a De Bruyne».

De Bruyne?

«Non c’è dubbio che De Bruyne abbia dato meno di quello che ci aspettavamo. Questo è evidente. Però concediamogli qualcosa. Non sappiamo se questo giocatore sia realmente a fine corsa oppure se abbia semplicemente bisogno di più tempo per ritrovare la condizione, considerando anche gli infortuni molto gravi che ha avuto. La società potrà fare le proprie valutazioni sul futuro, ma forse la critica dovrebbe avere un po’ più di pazienza con De Bruyne. È un giocatore che sta dosando le proprie energie e non sappiamo ancora quale sarà la sua evoluzione. Concediamogli qualcosa. Tanto l’annata del Napoli non si raddrizza con una critica in più o in meno. Se il Napoli dovesse avere successo quest’anno, probabilmente il massimo a cui potrebbe aspirare sarebbe il quarto posto. Per questo credo che serva un po’ di clemenza nei confronti di De Bruyne».

Il mercato della passata stagione?

«Una cosa che viene spesso ignorata è che l’anno scorso il Napoli aveva fatto un mercato coraggioso, con l’idea di compiere un salto di qualità e dare maggiore forza alla squadra. Il problema è che quel mercato non ha prodotto i frutti desiderati. Penso, per esempio, a giocatori per i quali c’erano grandi aspettative ma che hanno trovato pochissimo spazio. Questo è uno dei problemi che il Napoli si porta dietro dalla passata stagione. Se fai un mercato coraggioso per compiere un salto e poi le cose non vanno come avevi previsto, inevitabilmente ti ritrovi con delle conseguenze da gestire. E oggi una parte delle difficoltà del Napoli deriva anche da quello».

Il rapporto tra De Laurentiis e la tifoseria organizzata?

«Io non sono mai dalla parte degli ultrà. Su questo, secondo me, De Laurentiis ha ragione, così come ha ragione Lotito quando affronta questioni simili alla Lazio. Gli ultrà non possono pensare di essere una sorta di corpo speciale del tifo. Non può esistere un gruppo di tifosi privilegiati in base alla propria volontà di sacrificio. Primo, perché nessuno ha chiesto loro questo sacrificio. Secondo, perché quando De Laurentiis parla di determinate situazioni legate alle vicende giudiziarie milanesi e agli ambienti del tifo organizzato, non sta dicendo nulla di scandaloso: si riferisce a fatti che sono stati raccontati e documentati. Poi siamo tutti tifosi. Questa polemica sul tifoso occasionale o sul tifoso che viene invitato non ha molto senso. Paghiamo tutti il biglietto, paghiamo tutti la televisione, paghiamo tutti l’abbonamento. Siamo tutti parte del mondo Napoli. Nel linguaggio degli stakeholder si potrebbe dire che siamo tutti soci, perché senza il pubblico e senza la passione dei tifosi il Napoli non esisterebbe nella forma in cui lo conosciamo. Ma proprio per questo non possono esserci privilegiati.

Non può esistere una situazione nella quale alcuni tifosi siano più tifosi degli altri. Come nella famosa frase de La fattoria degli animali, non può essere che tutti siano uguali ma alcuni siano più uguali degli altri. Siamo tutti uguali. Non ci sono corpi speciali e bisogna soprattutto rispettare le leggi dello Stato, l’ordine pubblico e la legalità. Dopodiché si può discutere di tutto, perché la passione ce l’abbiamo tutti. C’è chi urla, chi si sbraccia e chi, come me, magari segue una partita da casa e vive la propria passione in maniera più tranquilla. Ho pagato le amichevoli, ho pagato i biglietti e non ho fiatato, perché quella è semplicemente la mia maniera di vivere il calcio. Ci sono anche ragazzi che vanno allo stadio e guardano il cellulare. Sono i giovani di oggi e rappresentano un modo diverso di vivere il tifo. Il tifo degli ultrà, invece, appartiene a una concezione più antica. Io sono contrario a questa visione religiosa, fondamentalista e quasi militare del tifo. Fare il militante del tifo non te lo ha chiesto nessuno. La passione è una cosa, il voler diventare un corpo speciale è un’altra. E secondo me bisogna distinguere nettamente le due cose».


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