Lupo: «Napoli, gli infortuni evidenziano i limiti della rosa. E sul calendario…»
Scritto da Ciro Gaipa il 7 ottobre 2026
Nel corso del suo intervento a Radio Punto Nuovo, il direttore sportivo Fabio Lupo ha analizzato la ripartenza del Napoli dopo la lunga sosta per gli impegni delle Nazionali, soffermandosi sulle difficoltà legate agli infortuni e sulla profondità della rosa a disposizione di Massimiliano Allegri.
«La sosta? Non è facile ripartire dopo tre settimane di stop. Non eravamo abituati a una pausa così lunga e, se vogliamo, c’è un solo precedente recente, quello del 2022, quando il campionato si fermò per i Mondiali in Qatar. Una sosta di questo tipo può cambiare le gerarchie e può anche permettere ad alcune squadre di ritrovare certezze che avevano smarrito. Nel caso del Napoli ci sono tanti infortuni, questo è evidente, ma la partita contro il Frosinone può essere l’occasione giusta per ripartire e provare a recuperare terreno rispetto alle altre grandi del campionato, che in questo momento sembrano viaggiare a una velocità molto elevata. Questa sosta può essere una novità interessante: da un lato può interrompere il percorso di una squadra, quasi come se si dovesse ripartire da una nuova preparazione; dall’altro può rappresentare un’opportunità, perché consente di recuperare alcuni giocatori infortunati. Allo stesso tempo, però, c’è il rischio di perdere altri calciatori impegnati con le Nazionali, come è successo al Napoli. La gara contro il Frosinone sarà quindi molto importante. Il Napoli deve ripartire in maniera diversa e deve aver sfruttato queste tre settimane proprio per lavorare sui problemi emersi nella prima parte di stagione. Il Frosinone, però, è un avversario molto insidioso, perché vive un momento di grande entusiasmo e può giocare con grande spensieratezza. È una squadra che sta facendo bene e che arriva alla sfida con grande fiducia.
La rosa del Napoli? La sosta è servita anche a comprendere meglio alcuni difetti strutturali di questa squadra. Gli infortuni sono tanti, ma alcuni giocatori hanno avuto nel corso degli anni una certa frequenza di problemi fisici. Penso ad Anguissa, Spinazzola e Meret, giusto per fare tre nomi. Quando costruisci una squadra devi necessariamente tenere conto anche della storia fisica dei giocatori. Soprattutto quando devi affrontare una stagione nella quale sei chiamato a essere protagonista sia in campionato sia in Champions League, la rosa deve essere ampia e profonda. Devi avere la possibilità di effettuare rotazioni corrette, soprattutto andando avanti nella stagione, quando arrivano i mesi di marzo e aprile e gli impegni diventano ancora più ravvicinati. Forse, da questo punto di vista, la rosa del Napoli non ha quell’ampiezza e quella profondità di cui avrebbe avuto bisogno, soprattutto considerando che alcuni giocatori possono avere problemi di tenuta durante l’annata. E non metterei in questo discorso soltanto De Bruyne. Sono fattori di cui devono tenere conto il direttore sportivo, la società e anche l’allenatore. Quando costruisci una rosa devi valutare non soltanto il valore tecnico dei giocatori, ma anche la loro disponibilità nel corso dell’intera stagione. Se vuoi competere su più fronti, hai bisogno di alternative in ogni reparto.
Manna? Il fulcro del lavoro di un direttore sportivo è proprio quello di far combaciare le esigenze tecniche con quelle economico-finanziarie. È questo il grande equilibrio, la grande forza e anche la grande scommessa di ogni direttore sportivo: riuscire a costruire un organico all’altezza rispettando i parametri economici che il club ti impone. Il rispetto del budget è un punto fisso e inevitabile. Il direttore deve sicuramente tenere conto delle indicazioni tattiche dell’allenatore, ma la bussola rimane l’aspetto economico-finanziario. Purtroppo spesso questa bussola viene persa e poi si verificano situazioni complicate in tanti club. L’ideale sarebbe rispettare i parametri economico-finanziari tenendo contemporaneamente in considerazione l’aspetto tecnico-sportivo. Non è però semplice, perché quando una società decide di investire per tornare a essere protagonista e raggiungere risultati importanti, inevitabilmente deve sostenere dei costi. Quando poi arriva il momento di rientrare da quei sacrifici, come è accaduto al Napoli quest’anno, è possibile che qualcosa venga pagato sul piano tecnico-tattico. La cosa importante è che il club sappia che il direttore sportivo si sta muovendo sulla base degli obiettivi che gli sono stati assegnati. Non bisogna quindi attribuire al direttore responsabilità di carattere tecnico che magari non gli appartengono, perché può essere stato costretto a lavorare rispettando un determinato budget.
Politano, Di Lorenzo e Vergara? In questo caso ci sono delle distanze di vedute tra club e Nazionale che sono abbastanza evidenti. Da una parte vediamo Politano, che al Napoli è un titolare praticamente stabile ma non viene convocato in Nazionale; dall’altra c’è Di Lorenzo, che è un giocatore fondamentale per il Napoli ma che in Nazionale ha visto ridursi le proprie gerarchie a vantaggio di un giocatore più giovane come Kayode. E poi c’è Vergara, che nel Napoli ha trovato poco spazio ma che è stato convocato e utilizzato dalla Nazionale. Sono situazioni che fanno riflettere, ma bisogna anche capire quale politica è stata scelta dal club. Politano, per esempio, può essere considerato inamovibile per tante ragioni, non soltanto tecnico-tattiche. La Nazionale, invece, ha una gestione completamente diversa rispetto a quella di un club. Mancini, in questo caso, ha probabilmente voluto mandare anche un messaggio al calcio italiano. Ha voluto dimostrare, come già fatto nella sua precedente esperienza, di guardare a tutto il movimento e di verificare le possibilità che arrivano anche da giocatori meno considerati. La convocazione di Vergara va letta anche in questa direzione: Mancini ha detto, attraverso le sue scelte, che guarda tutto, che osserva e che vuole dare opportunità. Le gerarchie nei club, però, rimangono indipendentemente da quello che può succedere in Nazionale. Sono due mondi differenti. La Nazionale può creare dei fenomeni o valorizzare determinati giocatori, ma la gestione è completamente diversa rispetto a quella quotidiana di un club, dove esistono gerarchie, esigenze tattiche, equilibri di spogliatoio e obiettivi differenti.
Mancini? Anche nella sua precedente esperienza aveva dimostrato di essere un allenatore di grandissimo livello, soprattutto per la conoscenza del calcio internazionale e per il coraggio dimostrato nelle sue scelte. Ha avuto la capacità di dare opportunità a giocatori che magari non erano ancora considerati delle prime scelte e di costruire un percorso attraverso scelte anche coraggiose. Questo nuovo ciclo mi sembra interessante. Dopo la sconfitta contro il Belgio sono arrivati sette punti in tre partite, con le due vittorie contro la Turchia e il pareggio contro la Francia. Sono risultati che rappresentano sicuramente dei segnali incoraggianti. Ora bisogna capire se questa squadra riuscirà a dare continuità al percorso, ma ci sono elementi per guardare al futuro con maggiore fiducia.
Il calendario? Il problema è che ormai il calcio ha un calendario enorme a tutti i livelli. La necessità di generare risorse economiche, sia a livello federale sia a livello di club, ha portato a riempire sempre di più il calendario. La Champions League ha aumentato gli impegni, ci sono state competizioni aggiuntive e anche la Nazionale ha le proprie esigenze. Purtroppo questo è una conseguenza della necessità di avere maggiori risorse economiche. Anche i club hanno una grande responsabilità, perché sono loro stessi a chiedere più calcio per aumentare i ricavi. Però è un discorso che lascia sempre qualche punto interrogativo. Se, per esempio, organizzo una competizione per incassare dieci milioni di euro, ma per affrontarla devo avere una rosa che mi costa venticinque milioni in più, bisogna poi capire quanto sia realmente conveniente. Ci si è spinti troppo oltre e, secondo me, si è perso di vista lo spirito dello sport. Questo non riguarda soltanto il calcio. Lo vediamo anche in altri sport, dove le esigenze televisive, la produzione economica e la possibilità di guadagno hanno finito per condizionare sempre di più la struttura delle competizioni.
Anche gli infortuni durante le Nazionali vanno inseriti in questo discorso. È comprensibile che un presidente come De Laurentiis si chieda chi debba sostenere il costo quando un giocatore torna infortunato dalla Nazionale. Allo stesso tempo, però, bisogna ricordare che per un calciatore la Nazionale rappresenta una grande opportunità. Un giocatore che magari fino a una settimana prima aveva un determinato valore di mercato, dopo una buona prestazione con la Nazionale può vederlo aumentare sensibilmente. Può passare, per esempio, da cinque a quindici o venti milioni. Quindi esiste sicuramente un problema legato agli infortuni e alla tutela dei club, ma bisogna anche considerare che i giocatori traggono un beneficio importante dalla partecipazione alle competizioni internazionali. Il problema, in definitiva, è l’inflazione degli impegni. Quando aumentano continuamente le partite e le competizioni, inevitabilmente si rischia di abbassare anche la qualità dello spettacolo che viene offerto. È un fenomeno che sta riguardando tutti gli sport e che dovrebbe far riflettere sulla necessità di trovare un equilibrio tra le esigenze economiche e i principi che hanno sempre governato lo sport».