Juventus-Napoli, Cobolli Gigli lancia l’allarme: «Per i bianconeri è una partita vitale. Spalletti deve farsi capire»
Scritto da Ciro Gaipa il 30 ottobre 2026
Giovanni Cobolli Gigli, ex presidente della Juventus, ha analizzato la delicata vigilia della sfida contro il Napoli, soffermandosi sulle difficoltà attraversate dalla squadra bianconera e sulla necessità di ottenere un risultato positivo.
Juventus-Napoli, una partita decisiva per i bianconeri
«Mi aspetto una partita grintosa, robusta e corretta, con entrambe le squadre determinate a ottenere un risultato positivo. Sia Juventus sia Napoli hanno bisogno di vincere, quindi immagino una gara intensa, nella quale i giocatori dovranno correre e mettere in campo tutte le proprie energie. La Juventus arriva da un’esperienza molto negativa come la sconfitta contro il Genoa. Adesso la squadra è in ritiro e probabilmente ci saranno confronti, discussioni e riflessioni per cercare di capire come uscire da questa situazione. Per la Juventus è una partita fondamentale. Se non dovesse arrivare una vittoria, si aprirebbe un problema molto ampio, che potrebbe coinvolgere anche l’allenatore. Il Napoli, invece, mi sembra stare meglio: nell’ultima partita ha mostrato cose positive e dispone di un reparto offensivo potenzialmente più forte rispetto a quello bianconero. In particolare, gli attaccanti stranieri del Napoli sono giocatori di ottimo livello e sembrano cominciare a ritrovarsi all’interno del sistema di gioco della squadra. Per la Juventus, un’altra sconfitta provocherebbe una montagna di critiche da parte dei tifosi e dei mezzi di comunicazione. A quel punto la dirigenza dovrebbe necessariamente prendere delle decisioni. Devo dire che l’intervento dell’amministratore delegato, arrivato nei giorni scorsi, mi è sembrato corretto. Forse sarebbe stato opportuno farlo anche prima, ma il messaggio era giusto: i giocatori devono dare tutto quello che hanno per ottenere risultati. Contro il Genoa, invece, era evidente che la squadra non fosse mentalmente sintonizzata su ciò che doveva fare».
La crisi della Juventus e il confronto con il Napoli
«Non voglio essere catastrofico, ma per la Juventus è vitale riuscire a dare un segnale forte di ripresa. Il Napoli, nelle ultime partite, ha fatto meglio e ha mostrato segnali positivi. Questo è un dato da cui bisogna partire. Le due squadre si trovano in una situazione di classifica che non corrisponde alle aspettative e alla loro storia. Entrambe devono cercare di fare il massimo, ma oggi mi sembra che Allegri abbia il Napoli maggiormente nelle proprie mani, mentre Spalletti debba ancora riuscire a prendere pienamente il controllo della Juventus. Spalletti deve trovare il modo di farsi capire dai suoi giocatori. Potrebbe essere necessario anche semplificare il modo di comunicare. Se parla alla squadra come fa durante alcune interviste televisive, credo che una parte consistente dei calciatori possa avere difficoltà a comprendere esattamente ciò che vuole trasmettere. Un allenatore deve riuscire a trasferire le proprie idee in maniera chiara e concreta. In questo momento la Juventus ha bisogno soprattutto di ritrovare certezze, compattezza e convinzione».
La mancanza di leadership e gli errori della società
«Qualche giorno fa Buffon ha detto una cosa importante: cambiare sei allenatori in cinque anni è qualcosa di difficile da spiegare. Credo che il problema della Juventus sia soprattutto questo. Una società deve avere una direzione precisa e deve mettere gli allenatori nelle condizioni di lavorare. A mio giudizio, gli azionisti non dovrebbero intervenire direttamente nelle politiche sportive della Juventus, ma avrebbero dovuto contribuire maggiormente a sostenere il progetto societario. Sono stati spesi molti soldi, anche 40 o 50 milioni per alcuni giocatori che, una volta arrivati in campo, non hanno restituito il rendimento che ci si aspettava. Il problema riguarda anche la costruzione della rosa. Spalletti, per esempio, avrebbe voluto un centravanti vero, ma si ritrova con due ragazzi che cercano di fare del proprio meglio nell’area avversaria, senza essere necessariamente le prime punte di cui avrebbe bisogno. È difficile costruire una squadra competitiva se mancano alcuni profili fondamentali e se, nel corso degli anni, si continua a cambiare guida tecnica. La Juventus deve interrogarsi sulle scelte compiute e capire perché investimenti importanti non abbiano prodotto i risultati attesi».
Allegri e Spalletti, due allenatori con storie importanti
«Non so esattamente quali emozioni possa suscitare Allegri nei tifosi della Juventus. Ho avuto l’impressione che, soprattutto nell’ultima stagione, non fosse particolarmente amato da una parte della tifoseria. Personalmente considero Allegri una persona onesta, un uomo che parla in maniera chiara e un buon allenatore, con idee proprie che hanno dimostrato di poter funzionare. Ha ottenuto risultati importanti e questo non può essere dimenticato. Il punto, però, non è quanto un allenatore venga ricordato con affetto da una tifoseria. Allegri e Spalletti devono riuscire a tirare fuori il massimo dalle rispettive squadre. Entrambi hanno una grande responsabilità e devono trovare le soluzioni per far rendere i giocatori al massimo delle loro potenzialità. Spalletti ha scritto una pagina importante della storia recente del Napoli, conquistando uno scudetto storico. Allegri, dal canto suo, ha rappresentato un protagonista fondamentale dei successi della Juventus. Adesso, però, sono avversari e devono concentrarsi soltanto sulla partita».
Il ricordo di Maradona e il mancato trasferimento alla Juventus
«Maradona era un ragazzo di altissimo livello, con il suo carattere e anche con alcuni vizi, talvolta piuttosto pesanti. Ma come calciatore era una persona eccezionale. Riusciva a fare cose che sembravano impossibili e aveva una qualità fuori dal comune. Anche episodi particolari, come il gol segnato con la mano contro l’Inghilterra, fanno parte della storia di un giocatore straordinario. Era un campione capace di lasciare il segno in ogni partita e di regalare emozioni che pochi altri calciatori hanno saputo trasmettere. Napoli ha tutte le ragioni per ricordarlo con affetto e gratitudine. Maradona ha fatto cose eccezionali con la maglia azzurra e ha regalato alla città momenti che resteranno per sempre nella memoria dei tifosi. La sua vita privata è stata complicata e, purtroppo, negli anni successivi non sempre è stato accompagnato dalle persone giuste. Forse non ha ricevuto tutto l’aiuto di cui avrebbe avuto bisogno. Resta il fatto che il suo talento calcistico era qualcosa di irripetibile. È giusto ricordarlo soprattutto per quello che ha rappresentato in campo e per la felicità che ha saputo regalare a un’intera città».