Bucchioni: «Il Napoli deve crescere con Allegri, il recupero di McTominay può fare la differenza»
Scritto da Ciro Gaipa il 9 ottobre 2026
Nel corso del suo intervento ai microfoni di Radio Punto Nuovo, il giornalista Enzo Bucchioni ha analizzato il momento del Napoli in vista della ripresa del campionato contro il Frosinone.
«Il recupero degli infortunati? È una notizia importantissima, soprattutto per quanto riguarda McTominay. È un giocatore imprescindibile per il Napoli degli ultimi anni e perderlo è stato un colpo molto duro. Quest’anno, inoltre, c’è un allenatore che basa la propria identità anche su determinate individualità. Quando perdi un giocatore difficilmente sostituibile come McTominay, devi necessariamente cercare delle alternative. Allegri ha provato diverse soluzioni, ma sono state soprattutto soluzioni di ripiego. Non so se Scott potrà partire dall’inizio, ma averlo almeno in panchina significa avere un’opzione in più e la possibilità di rimettere in moto un percorso positivo. Sarà importante anche in vista della Champions League.
Il Napoli di Allegri? Il concetto di fondo è che Allegri ha bisogno dei giocatori giusti. Il suo è un calcio basico, fondato sulla solidità difensiva, sulla compattezza e sulle ripartenze, ma proprio per questo le individualità diventano fondamentali. Il Napoli ha fatto molta fatica nelle prime cinque giornate e si è visto. Anche alcuni giocatori, chiamati a interpretare compiti diversi, hanno incontrato difficoltà. La squadra aveva lasciato delle perplessità e il recupero di elementi importanti può cambiare sensibilmente la situazione. Ritrovando determinate individualità e alcuni equilibri, il Napoli può crescere anche rapidamente. Mi aspetto che queste settimane di lavoro abbiano contribuito a rendere la squadra più compatta e determinata, capace di interpretare il calcio di Allegri con un’intensità maggiore rispetto a quella mostrata nelle prime partite. È fondamentale ritrovare alcuni equilibri e capire meglio ciò che chiede l’allenatore.
La difesa a tre o a quattro? È vero che Allegri ha costruito tanti successi anche con la difesa a tre, ma nel corso della carriera ha utilizzato pure altri sistemi. Dipende dalle caratteristiche dei giocatori e dalle necessità della squadra. La difesa a tre può essere una soluzione, sappiamo che ci ha lavorato, ma non so se deciderà di adottarla. Anche con il 3-5-2, però, gli esterni devono abbassarsi molto e partecipare alla fase difensiva. Politano è abituato a farlo, mentre altri giocatori sono maggiormente portati alla fase offensiva, all’uno contro uno e alla ricerca della superiorità numerica. Sono caratteristiche che possono diventare un’arma, ma anche un rischio se la squadra non è equilibrata. Secondo me, nelle prime partite il Napoli ha giocato più con un 4-4-1-1 che con un vero 4-3-3. Anche a Firenze gli esterni sono rimasti spesso bassi, con De Bruyne alle spalle dell’attaccante e i terzini impegnati soprattutto in compiti difensivi. Per questo credo che i moduli, da soli, lascino il tempo che trovano: conta soprattutto come vengono interpretate le partite.
Al Napoli sono mancati cattiveria, intensità e aggressività. La squadra deve imparare a essere compatta, a chiudere le linee di passaggio e a ricompattarsi rapidamente quando perde il pallone. La mancanza di un giocatore come Anguissa può aver inciso sulla protezione della difesa, ma il problema riguarda anche l’interpretazione collettiva. La difesa a tre non garantisce automaticamente maggiore solidità: bisogna capire come viene utilizzata. L’Inter, per esempio, gioca con tre difensori ma riesce a proporre un calcio offensivo, alzando la linea e coinvolgendo i centrali nella costruzione. Sono meccanismi che richiedono lavoro e convinzione. Mi auguro che il Napoli diventi una squadra più dinamica. Questo sarebbe fondamentale anche per valorizzare un giocatore come De Bruyne, che ha bisogno di compagni capaci di muoversi intorno a lui e di offrirgli soluzioni. Se la squadra rimane statica, tutto diventa più complicato. I giocatori devono aver compreso che Allegri chiede cose diverse rispetto a Conte, Spalletti e alla tradizione più recente del Napoli. Non si tratta necessariamente di aggredire alto, ma di sapersi ricompattare, occupare gli spazi e chiudere le linee avversarie. Finora la squadra ha fatto fatica soprattutto in questo.
La gestione delle risorse? Con le partite ogni tre giorni, tra campionato e Champions League, il ruolo dell’allenatore diventa centrale. Da Allegri mi aspetto un salto di qualità, perché è sempre stato un tecnico capace di motivare i giocatori, leggere le situazioni e trovare le contromosse tattiche per mettere in difficoltà gli avversari. Il Napoli deve crescere soprattutto dal punto di vista caratteriale e nella capacità di interpretare i diversi momenti della partita. Quando giochi un calcio più attendista, devi essere estremamente reattivo. Ho visto una squadra che, in alcune situazioni difensive, è apparsa molle e ha perso qualche secondo di troppo nelle letture. I tempi di gioco sono fondamentali anche quando devi difendere e il Napoli deve migliorare sotto questo aspetto. Credo che Allegri, grazie al suo carisma e alla sua esperienza, abbia avuto la possibilità di incidere sulla mentalità del gruppo durante queste settimane. Il calcio di Allegri, almeno nei suoi principi, è anche più semplice da comprendere rispetto a quello di allenatori che propongono meccanismi più elaborati. La differenza, però, la fa l’atteggiamento. Serve la volontà di non prendere gol, di difendere con grande determinazione e di essere pronti a ripartire rapidamente. Bisogna mettere Højlund nelle condizioni di attaccare gli spazi e consentire a De Bruyne di ricevere il pallone nelle zone in cui può fare la differenza.
Contro il Frosinone? Una squadra che cerca di fare la partita può concedere spazi, e il Napoli potrebbe sfruttarli. Se gli azzurri riusciranno a difendere in maniera compatta, senza lasciare campo agli avversari, potranno poi ripartire con giocatori capaci di fare male. Il Como, per esempio, è andato in difficoltà proprio perché non ha interpretato bene la fase difensiva e ha concesso spazi a una squadra pronta ad approfittarne. Il Napoli deve trovare il giusto equilibrio: se vuole vincere, deve avere il coraggio di giocare, ma anche sapere quando abbassarsi e proteggersi.
De Bruyne e Højlund? Il talento individuale non è in discussione. De Bruyne ha qualità straordinarie e lo ha dimostrato anche con la Nazionale, ma bisogna capire che cosa gli viene chiesto in campo. Se deve rincorrere continuamente gli avversari e allontanarsi dalle zone in cui può incidere, rischia di essere meno efficace. Deve avere la possibilità di ricevere il pallone e trovare soluzioni, anche grazie ai movimenti dei compagni. Lo stesso discorso vale per Højlund. Un attaccante del suo tipo deve essere seguito con i tempi giusti. Se si muove bene ma il pallone arriva in ritardo, oppure se viene servito quando gli avversari hanno già avuto il tempo di raddoppiarlo, diventa tutto più difficile. Højlund si muove molto, attacca gli spazi, viene incontro e cerca di creare soluzioni, ma ha bisogno che i compagni lo accompagnino e si inseriscano a loro volta. Quello che mi ha colpito nelle prime giornate è stata proprio la staticità del Napoli, fatta eccezione per alcuni momenti, come la prima parte della partita contro l’Inter, nella quale gli azzurri avevano comunque affrontato in trasferta una squadra molto forte. Nel calcio di oggi, se non ti muovi e non crei linee di passaggio, diventi prevedibile. Anche i giocatori più forti finiscono per incontrare difficoltà. Mi auguro che il lavoro svolto durante la sosta abbia migliorato la capacità di leggere le situazioni e soprattutto il movimento senza palla, all’interno dei principi di Allegri.
Neres? È un giocatore che non dobbiamo dimenticare quando parliamo di possibili recuperi e di elementi capaci di fare la differenza. In un determinato periodo della scorsa stagione, anche intorno alla Supercoppa, è stato praticamente immarcabile. Quando è in condizione e ha benzina nelle gambe, può cambiare una partita grazie alle sue qualità nell’uno contro uno. Anche in questo caso, però, bisogna capire come utilizzarlo. Neres è un esterno che ama partire vicino alla linea laterale e poi accentrarsi, sfruttando gli spazi e la propria capacità di saltare l’uomo. Per questo farei fatica a immaginarlo in un 3-5-2 in cui gli esterni sono chiamati soprattutto a svolgere compiti di copertura. Credo che le sue caratteristiche possano essere valorizzate maggiormente in un vero 4-3-3, con meccanismi offensivi chiari e compagni pronti ad accompagnare l’azione. Non penso che in questo momento abbia necessariamente novanta minuti nelle gambe, ma può rappresentare un’arma importante anche a partita in corso. Bisogna però metterlo nelle condizioni di incidere: non basta inserirlo, perché deve trovare una squadra che si muova, lo sostenga e gli permetta di ricevere il pallone negli spazi giusti. Se gli avversari sono ben organizzati e il Napoli non crea movimento, anche un giocatore con le sue qualità può fare fatica.
Mi aspetto qualcosa in più anche da Allegri, non tanto sul piano dei principi di gioco, sui quali secondo me sono state mosse critiche eccessive, quanto nella capacità di dare alla squadra un’identità più riconoscibile. Nelle prime cinque partite non ho ancora visto pienamente il calcio che mi aspetto da Allegri. Neres può diventare determinante, ma deve essere inserito in un contesto collettivo che funzioni. Il Napoli ha bisogno di crescere, di muoversi meglio e di diventare meno prevedibile. Quando i meccanismi saranno più assimilati, anche giocatori come Neres potranno dare un contributo importante alla crescita dell’intera squadra».