Fabio Ravezzani: “Conte resta un top, ma deve smettere di creare tensioni”
Scritto da Ciro Gaipa il 8 maggio 2026
A Radio Punto Nuovo, nel corso di “Punto Nuovo Sport”, è intervenuto Fabio Ravezzani, direttore di TeleLombardia.
«La differenza tra l’Inter di Chivu e il Napoli di Conte è stata soprattutto nella forza del gruppo. L’Inter aveva oggettivamente la rosa più forte del campionato e lo ha dimostrato ancora una volta. Non è un caso che tre allenatori diversi abbiano vinto praticamente con la stessa struttura di squadra: prima Conte, poi Inzaghi e ora Chivu. Questo significa che la base era solidissima.
Poi chiaramente non basta avere la squadra più forte per vincere, perché bisogna anche gestire tensioni interne e momenti complicati. L’Inter all’inizio della stagione sembrava quasi sul punto di implodere, tra dichiarazioni e malumori nello spogliatoio. Invece Lautaro, con grande intelligenza e leadership, e Chivu con il suo lavoro hanno ricompattato tutto.
Il Napoli invece ha fatto meno di quanto ci si aspettasse. È arrivato secondo, certo, ma con un distacco troppo ampio dall’Inter rispetto alle aspettative iniziali, soprattutto considerando gli investimenti fatti sul mercato. E non basta parlare soltanto degli infortuni. Il Napoli ha deluso anche in Champions League e in Coppa Italia. La Supercoppa è un trofeo importante, ma non può bastare per considerare positiva tutta la stagione.
Sul futuro di Conte bisogna essere chiari: resta un grandissimo allenatore, probabilmente il migliore italiano, ma deve evitare di entrare continuamente in conflitto con ambiente, società o giocatori. Quando Conte si concentra soltanto sul lavoro è devastante. Quando invece si perde tra recriminazioni e tensioni, rischia di logorare l’ambiente.
Il mercato? Io sono convinto che in generale gli allenatori non debbano fare il mercato. Devono allenare. I direttori sportivi e i presidenti devono costruire le squadre. Perché spesso gli allenatori chiedono giocatori pronti subito e non ragionano in prospettiva. I casi del Napoli sono evidenti: Lukaku, Lang e Boeghema erano profili fortemente voluti da Conte e poi di fatto bocciati nel giro di pochi mesi. Questo crea inevitabilmente problemi enormi al club, sia tecnici che economici. Ecco perché affidare completamente il mercato alle richieste dell’allenatore è rischioso.
Se invece il Napoli dovesse separarsi da Conte, allora Sarri sarebbe una scelta diversa sotto tanti aspetti. Anche lui è un allenatore esigente e spesso polemico, però rispetto a Conte tende meno a entrare in rotta di collisione con la società e con l’ambiente. Inoltre ha una qualità importante: valorizza molto i calciatori. Detto questo, anche Sarri ha il suo carattere e le sue polemiche. Non è un allenatore “facile”. Però rispetto a Conte è sicuramente meno conflittuale nella gestione quotidiana.
Il Napoli, comunque, resta una squadra forte. Molto dipenderà da chi partirà e da chi arriverà, perché oggi nel calcio conta tanto anche riuscire a trattenere i giocatori più importanti. Se il Napoli manterrà una base competitiva e farà le scelte giuste, può tranquillamente restare ai vertici e giocarsi di nuovo lo scudetto.
Sugli infortuni, invece, io credo che una riflessione vada fatta. È vero che esiste una quota fisiologica di problemi fisici, ma quando gli infortuni diventano troppi bisogna chiedersi se qualcosa nella preparazione non sia stato esasperato. Conte fa lavorare le sue squadre in maniera molto intensa e questo può portare benefici, ma può anche aumentare il rischio di ricadute e problemi muscolari.
Quando sento certi giocatori dire che non si erano mai allenati così tanto in carriera, penso che forse qualche controindicazione possa esserci. E forse Conte, sotto questo aspetto, dovrebbe trovare un equilibrio diverso».