La bellezza salverà il mondo? Umberto Galimberti ospite di Radio Punto Nuovo

Scritto da il 10 settembre 2026

La bellezza salverà il mondo? Umberto Galimberti ospite di Radio Punto Nuovo

Ospitare una voce del calibro di Umberto Galimberti è sempre un evento che scuote le coscienze. In occasione del conferimento del Premio Artis Suavitas 2026 — proprio nel giorno dedicato alla bellezza — il celebre filosofo e psicoanalista è intervenuto ai nostri microfoni per una riflessione profonda e senza filtri sul nostro tempo, sul crollo dei grandi punti di riferimento e sul futuro dell’essere umano.

Dal “kalagathós” greco all’analfabetismo emotivo di oggi
Citando Dostoevskij («la bellezza salverà il mondo»), Galimberti ha ricordato come per i Greci la bellezza fosse indissolubilmente legata all’etica nel concetto di kalòs kaì agathòs (ciò che è bello è anche buono). Oggi, tuttavia, abbiamo smarrito la capacità di cogliere questa profondità. Spesso ci si accosta all’arte come a una mera curiosità di superficie, dimenticando che, come diceva Karl Jaspers, senza la “schizofrenia” e il tormento del suo autore, un’opera d’arte perde ogni significato autentico.

La dittatura della tecnica e la mancanza di senso
Il cuore della riflessione si è spostato poi sul grande mutamento antropologico che stiamo vivendo. Archiviato il tempo ciclico della natura e il tempo escatologico e lineare della tradizione cristiana — dove il passato era colpa, il presente redenzione e il futuro salvezza —, l’uomo contemporaneo si trova immerso nell’età della tecnica.
E qui Galimberti ha lanciato il suo monito più severo: la tecnica non è un semplice strumento nelle nostre mani, ma è diventata un vero e proprio “mondo”. Non ha scopi, non persegue la verità e non si interroga sul bene o sul male; la tecnica funziona e basta. L’uomo si è così trasformato in un “funzionario dell’apparato”, inserito in una civiltà che ha smarrito ogni orizzonte di senso. Se un tempo i pazienti arrivavano in analisi per questioni legate alla sfera sentimentale o sessuale, oggi la domanda di fondo è radicale: che senso ha la mia vita?
Dall’antropocentrismo al biocentrismo: c’è ancora una via d’uscita?
Di fronte a una politica ridotta a esecutrice dell’economia e a un futuro percepito non più come promessa ma come minaccia, la salvezza del pianeta richiede una rivoluzione copernicana. Dobbiamo abbandonare l’antropocentrismo — l’illusione folle che l’uomo debba dominare ogni cosa — per approdare a un’etica biocentrica, che metta al centro la vita e riconosca i diritti della Terra.
«La natura c’era molto prima che apparisse l’uomo», ha ricordato il professore con la sua consueta lucidità tagliente, «e può benissimo ricominciare dopo la sua assenza».

Un privilegio per Radio Punto Nuovo
Con un sorriso e una battuta finale che ha spiazzato la redazione — «Non do interviste da cinque anni, né alla radio né alla televisione né ai giornali, quindi siete stati privilegiati» —, Umberto Galimberti ci ha regalato una di quelle pagine di radio che non si limitano a informare, ma lasciano il segno. Un vero e proprio antidoto alla superficialità dei nostri giorni.


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