Lo Monaco: «Il Napoli deve interrogarsi sugli infortuni. Lucca? La maglia azzurra oggi pesa dieci chili»
Scritto da Ciro Gaipa il 8 ottobre 2026
Nel corso del suo intervento a Radio Punto Nuovo, Pietro Lo Monaco ha analizzato il momento del Napoli alla vigilia della ripresa del campionato, soffermandosi sul divario con l’Inter, sugli infortuni e sulla necessità di interrogarsi sulle cause dei numerosi problemi fisici.
«Il Napoli? In generale poteva essere collocato, se non alla pari dell’Inter, appena un gradino sotto. In questo inizio di campionato, però, il divario si è un po’ allungato. Ci sono state tante situazioni che hanno inciso: alcuni problemi di gestione, una rosa molto ampia che ha reso complicato intervenire sul mercato e, soprattutto, i tanti infortuni. Proprio sugli infortuni, però, bisognerebbe fare una riflessione più approfondita. Se ci si limita semplicemente a dire che il Napoli ha tanti infortunati, senza chiedersi perché e come siano arrivati tutti questi problemi, allora significa che non si è analizzata davvero la situazione. Bisognerebbe capire perché ci siano così tanti infortuni, soprattutto quando riguardano giocatori giovani che, dal punto di vista muscolo-scheletrico, dovrebbero avere una capacità di resistenza diversa. Sono aspetti sui quali bisogna interrogarsi.
La sosta? Può aver permesso di recuperare qualche giocatore e quindi può avere anche degli aspetti positivi. Allo stesso tempo, però, alcuni calciatori impegnati con le Nazionali hanno potuto giocare e tornare in ottime condizioni. Il Napoli, comunque, ha una rosa ampia e può affrontare questo impegno con la concentrazione giusta per cercare di conquistare i tre punti. Fermo restando che l’avversario va sempre preso con le pinze, soprattutto guardando ai risultati delle ultime settimane.
Frosinone? È una squadra molto pericolosa. Alvini è un tecnico preparato e ha dato alla sua squadra una grande organizzazione di gioco. È una formazione equilibrata nelle due fasi: quando difende, lo fa con tutti i suoi uomini, mentre quando attacca lo fa in massa. Quando una squadra riesce a mantenere questo equilibrio tra fase difensiva e offensiva, diventa molto rognosa da affrontare. Inoltre è una squadra in salute e vive un momento positivo.
Allegri? Il Napoli non può fare calcoli. Ogni partita deve essere giocata per vincere. È una squadra che ha una rosa competitiva e anche lo scorso anno erano stati fatti sforzi economici importanti. Il dovere del Napoli è quindi quello di affrontare ogni partita cercando di ottenere il massimo. L’obiettivo della società, secondo me, è entrare nelle prime quattro e tornare in zona Champions, perché questo avrebbe un’importanza enorme per il club. Sono però convinto che il Napoli avesse già quest’anno la necessità di ringiovanire la rosa. È arrivato il momento di affrontare un processo di ristrutturazione e di rinnovamento dell’organico. Questo percorso, secondo me, il Napoli sarà costretto ad affrontarlo.
Centro sportivo? Se ne parla da tanto tempo, così come si parla del Maradona e dei lavori da realizzare. Si è parlato di un budget di circa 210 milioni di euro per lo stadio e io mi chiedo cosa si potrebbe fare con una cifra del genere se fosse destinata anche ad altre strutture. Il Napoli ospiterà anche l’America’s Cup e questa sarà una grande occasione per la città. È una manifestazione che può portare grandi introiti e può trasformare una città, se si riesce a capitalizzare nel modo migliore tutto quello che produce. Io ricordo che tanti anni fa si è svolta a Trapani e quella città, dopo l’America’s Cup, era diventata un’altra cosa. Mi auguro quindi che le risorse generate da questo evento possano essere indirizzate realmente alla città e ai napoletani.
Per quanto riguarda il centro sportivo, secondo me sarebbe una delle vittorie più importanti che il Napoli potrebbe ottenere quest’anno. Dopo tante chiacchiere, finalmente il club dovrebbe dotarsi di una struttura all’altezza, nella quale far lavorare i giovani e la prima squadra. Non esiste una squadra europea di un certo livello, e il Napoli certamente lo è, che non abbia un proprio centro sportivo. Il Napoli non può continuare a vivere in una situazione nella quale le varie squadre del settore giovanile sono distribuite in strutture diverse e la prima squadra si allena a Castel Volturno. Bisogna finalmente dare seguito alle promesse e costruire una struttura che permetta al club di lavorare in maniera organica sul presente e sul futuro.
Catania? Il centro sportivo l’ho pensato, creato, ideato e costruito. Quando prendemmo il Catania, dissi al presidente: “Tempo tre anni e andremo in Serie A”. Una volta arrivati in Serie A, gli dissi anche che saremmo diventati una macchina capace di produrre risorse, perché conoscevamo la materia e potevamo realizzare grandi cose. E gli dissi anche cosa avremmo fatto con quei soldi: avremmo costruito un centro sportivo che sarebbe diventato l’invidia di tutta Italia. Così è stato. E parliamo di tanti anni fa. L’idea era già nella nostra testa e, appena ci fu la possibilità di realizzarla, lo facemmo senza prendere sovvenzioni da nessuno, utilizzando soltanto le risorse del Catania. Per questo dico che il Napoli può fare molto di più. Le occasioni per costruire una struttura del genere ci sono state, ma adesso non è più tempo di rimandare. Bisogna guardare all’evoluzione e allo sviluppo del club.
Lucca? Sta perdendo un po’ il controllo della situazione. Sembra quasi vivere la sua stagione in maniera spasmodica, perché evidentemente la maglia del Napoli per lui è troppo pesante. Abbiamo visto alcune partite nelle quali è entrato e anche una situazione nella quale aveva una certa distanza dagli avversari, ma è stato comunque raggiunto. Sono segnali che possono essere sinonimo di paura e di insicurezza. Evidentemente non sta reagendo nel modo giusto alla piazza di Napoli. Del resto, le maglie non pesano tutte allo stesso modo. Ci sono maglie che pesano cento grammi e maglie che pesano dieci chili. Per Lucca, oggi, la maglia del Napoli pesa dieci chili. Magari, trovandosi in una squadra nella quale la maglia pesa un etto, potrebbe ritrovare le proprie potenzialità. Perché rimane un giocatore particolare, con caratteristiche precise da attaccante centrale. Se non viene utilizzato nel modo giusto e non vengono sfruttate le sue caratteristiche, diventa difficile che possa rendere al meglio.
Manna? Il discorso è relativo, perché quando c’era Conte comandava Conte. Era lui a dettare le condizioni. Non serviva andare a fare tante chiacchiere, perché alla fine decideva l’allenatore. Vi dico di più: il giocatore lo vedeva suo fratello. Conte non si è mai fidato di me, è sempre stato così. Questo è un suo modo di fare, legittimo e anche comprensibile. Quello che non è comprensibile, invece, è che il Napoli abbia accettato tutto. Il Napoli ha una propria valenza tecnica come società, ha le sue prospettive e le sue linee guida. Di conseguenza, avrebbe dovuto muoversi secondo un progetto proprio, senza asservirsi al cento per cento alle indicazioni dell’allenatore. La società deve stabilire quali sono i propri obiettivi e quali sono le proprie possibilità, dopodiché deve andare alla ricerca di giocatori funzionali allo sviluppo del progetto. Se l’allenatore arriva, deve trovare una società che abbia già una propria identità e un proprio percorso.
È chiaro che se l’allenatore decide tutto, alla fine il direttore sportivo rischia di diventare soltanto un esecutore. E quando poi l’allenatore va via, ti ritrovi con una squadra costruita per le sue esigenze. Se quell’allenatore ha fatto bene, magari hai anche una rosa competitiva, ma se le cose non vanno come previsto rischi di ritrovarti con giocatori che non sono necessariamente funzionali al progetto successivo. Lucca è un esempio. Il Napoli ha investito su di lui e il direttore sportivo deve assumersi le proprie responsabilità nelle scelte. Quando si prende un attaccante, quella decisione deve avere una valenza tecnica, deve nascere da una valutazione e da una convinzione della società. Non ci si può semplicemente affidare all’allenatore e alle sue indicazioni. Gli allenatori possono sbagliare, è normale. Possono avere una visione che in quel momento sembra corretta e poi rivelarsi diversa da quella prevista. Per questo una società deve avere una propria linea e un proprio progetto tecnico. L’allenatore deve essere importante, ma non può essere l’unico elemento che determina la costruzione della squadra».