Napoli, Antonio Giordano difende Allegri: «Ci sono pregiudizi. Juventus-Napoli è la madre di tutte le partite»

Scritto da il 30 ottobre 2026

 

Antonio Giordano, giornalista de La Gazzetta dello Sport, è intervenuto sul momento del Napoli, soffermandosi sul ricordo di Diego Armando Maradona, sul fascino senza tempo della sfida contro la Juventus e sulla crescita della squadra di Massimiliano Allegri.

Il ricordo di Diego Armando Maradona

«Ho vissuto Maradona soprattutto da tifoso del calcio, perché quando arrivò a Napoli, nel 1984, non seguivo ancora la squadra da vicino come avrei fatto negli anni successivi. Avevo 23 anni e lavoravo come corrispondente sportivo per un quotidiano del Mezzogiorno. In seguito mi trasferii a Roma e tornai a occuparmi del Napoli con maggiore continuità. Ho avuto comunque la possibilità di incrociare Diego anche professionalmente. Per un periodo collaborò con il quotidiano Roma, firmando un commento che veniva pubblicato il martedì. In un paio di occasioni venne in redazione e c’è ancora una fotografia che ricorda quei momenti. Uno dei ricordi personali più belli risale al 1998. Ebbi un’intuizione: andai ad aspettarlo ad Anversa, dove faceva scalo, e riuscii a strappargli un’intervista esclusiva che ebbe una risonanza importante. Da quel momento, ogni volta che tornò in Italia, il giornale mi mandò a seguirlo. Ci incontrammo ancora a Roma e a Fiumicino. Il suo fascino e il suo magnetismo erano qualcosa di irripetibile. Maradona era un personaggio capace di andare oltre qualsiasi immaginazione: una figura leggendaria, dotata di un’intelligenza vivissima e di un’esuberanza intellettuale straordinaria. Lo dimostrano le cose che ha fatto e quelle che ha detto. Il suo privato è stato spesso burrascoso, ma credo che non si debba ridurre il ricordo di Diego a ciò che è accaduto fuori dal campo. I demoni che lo hanno accompagnato nella vita non meritano di diventare l’unico argomento di riflessione. È stato un calciatore straordinario, un ambasciatore del calcio e anche un grande polemista. Una figura dominante, allora come oggi, perché la memoria continua a restituircelo attraverso immagini e ricordi che non sbiadiscono. Per questo bisogna ricordarlo con un sorriso, attraverso le sue imprese e tutto ciò che ci ha lasciato. Per tanti napoletani, e non soltanto per loro, Maradona resta una presenza che va oltre il tempo».

Juventus-Napoli, una partita che non sarà mai banale

«Juventus-Napoli non è una partita come tutte le altre. Negli ultimi anni ha assunto un fascino ancora più forte, ma in realtà il suo significato viene da molto lontano. Basta ripercorrere la storia dei grandi personaggi che hanno attraversato queste due società per capire che non può essere considerata una sfida ordinaria. Forse è sempre stata la madre di tutte le partite. Oggi, poi, ci sono tante storie che si intrecciano: Spalletti contro il Napoli, la squadra con cui ha conquistato lo scudetto, e Allegri contro la Juventus, una società nella quale ha vinto cinque campionati. Sono due allenatori che hanno lasciato un segno importante nella storia dei rispettivi club e che domenica si ritroveranno da avversari. Spalletti ha scritto una pagina straordinaria nella storia del Napoli. Il terzo scudetto ha rappresentato qualcosa di speciale anche per una generazione di tifosi che non aveva avuto la possibilità di vivere i trionfi dell’epoca di Maradona. Non sono d’accordo con chi sostiene che vincere il campionato in anticipo tolga qualcosa alla festa. Al contrario, credo che lasci dentro ancora più orgoglio. Quella squadra aveva una fierezza particolare: ha dominato il campionato, ha battuto tutte le avversarie e ha offerto una dimostrazione di bellezza calcistica straordinaria. Mi dispiace vedere Spalletti attraversare questo momento difficile, perché ho grande considerazione e affetto nei suoi confronti. Però il calcio è anche questo: un giorno sei sull’altare e quello successivo puoi ritrovarti ai piedi dell’altare. Allegri vivrà la partita in una condizione differente. Anche lui ha attraversato difficoltà, non soltanto per i risultati ma anche per i tanti infortuni che hanno condizionato il Napoli. Sette assenze sono un problema importante, così come lo sono quelle che riguardano la Juventus. Dentro questa sfida, però, ci sono soprattutto due grandi personalità calcistiche. Al di là delle rivalità e delle immagini che restano nell’immaginario collettivo, credo che entrambi abbiano grande rispetto per il proprio antagonista. Sarà una partita ricca di significati, non soltanto dal punto di vista della classifica».

Il Napoli ritrovato dopo la vittoria contro il Monza

«Secondo me il Napoli era cresciuto già prima della partita contro il Monza. Mi era piaciuto contro la Roma e avevo visto segnali positivi anche nella gara di Venezia. In quell’occasione, al di là del risultato, ricordo diverse occasioni importanti: un rigore sbagliato, alcuni salvataggi sulla linea e gli interventi decisivi del portiere avversario. Per come si era sviluppata la partita, credo che in condizioni normali il Napoli avrebbe potuto vincerla con un margine più ampio. Non bisogna guardare soltanto i numeri e il risultato finale. Le statistiche sono importanti, ma io preferisco partire da quello che vedo in campo, dall’atteggiamento e dalle idee che una squadra riesce a esprimere. Il Napoli è una squadra che prova a giocare a calcio, che cerca soluzioni e vuole avere un’identità. Anche contro il Bodø/Glimt si erano intravisti segnali interessanti. A centrocampo, in particolare, avevo visto cose belle e una squadra capace di sviluppare il proprio gioco. Contro il Monza, soprattutto nella parte finale della partita, ho avuto la sensazione di un gruppo che si è liberato di qualche peso. Non soltanto delle difficoltà fisiche, ma anche di alcuni fantasmi che si erano accumulati nelle settimane precedenti. Gli azzurri hanno ritrovato entusiasmo, ritmo e voglia di divertirsi. È importante riuscire a recuperare queste sensazioni proprio adesso, perché davanti ci sono impegni molto delicati. La Juventus, il Porto e poi la Lazio rappresentano un trittico di partite che richiederà energie e concentrazione. Arrivarci con maggiore fiducia può fare una differenza significativa».

Allegri e le critiche: il peso dei pregiudizi

«Non so perché Massimiliano Allegri continui a essere così discusso. Probabilmente entrano in gioco i pregiudizi, le simpatie e le antipatie. C’è chi ragiona più con la pancia che con un’analisi del lavoro svolto e chi sembra avere sempre bisogno di attaccare determinate figure. Mi sembra che alcune critiche arrivino spesso dagli stessi ambienti e che ci sia una certa predisposizione a giudicare Allegri in maniera negativa, indipendentemente da quello che succede in campo. Per questo mi viene da pensare che, in alcuni casi, il pregiudizio finisca per condizionare il giudizio. Bisognerebbe avere maggiore equilibrio nel valutare la sua carriera. Quando si parla di Allegri, spesso si tende a concentrarsi soltanto sull’ultima fase della sua esperienza alla Juventus, ricordando che dal 2019 in poi ha conquistato una Coppa Italia. Si dimentica, però, tutto quello che aveva fatto prima: i cinque scudetti vinti con i bianconeri e i successi che hanno segnato il suo percorso. Non si può cancellare una parte così importante della sua storia. Cinque campionati vinti con la Juventus rappresentano un risultato enorme e collocano Allegri tra gli allenatori più vincenti del calcio italiano. Anche il suo modo di lavorare dovrebbe essere valutato senza preconcetti. Oggi sta cercando di costruire qualcosa con il Napoli, in un contesto condizionato da difficoltà e infortuni. Credo che sia giusto osservare quello che sta facendo, senza fermarsi a un’etichetta o a un giudizio già scritto».


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