Napoli, Corbo lancia l’allarme gli infortuni: «Una colossale omissione. Allegri si è fidato e ha sbagliato»

Scritto da il 2 novembre 2026

 

 

A Radio Punto Nuovo, nel corso di Punto Nuovo Sport, è intervenuto Antonio Corbo, giornalista di Repubblica.

I 43 infortuni e le responsabilità della società

«Da parte mia c’è molta tristezza. Il cronista, l’osservatore, il giornalista e l’opinionista devono essere sempre liberi, ma stavolta mi dispiace davvero. Mi sembra che il Napoli, colpevolmente, abbia lasciato cadere alcune opportunità e forse anche dei doveri. La società aveva il dovere di capire che cosa fosse successo dopo i 43 infortuni della scorsa stagione. È vero che negli ultimi tempi gli infortuni si stanno moltiplicando in tutta Europa, non soltanto in Italia, ma quello del Napoli è stato un caso limite. Non si può passare da una gestione come quella di Alfonso De Nicola, con la squadra ai primi posti per il minor numero di giocatori indisponibili, a una situazione del genere senza cercare di capire che cosa sia cambiato. Qualcosa è successo e il Napoli, soprattutto il presidente, che è il capo dell’organizzazione, avrebbe dovuto intervenire, convocare i migliori specialisti e indagare. Mi sono stancato di ripetere e scrivere che c’è un solo modo per limitare gli infortuni: capire perché accadono. E questo, nel caso del Napoli, non lo sappiamo. Potrebbe esserci anche un problema legato al terreno di allenamento, come aveva ipotizzato Conte, ma non ho certezze. La società aveva comunque il dovere di approfondire».

Allegri e il mercato mancato

«Anche Allegri mi è sembrato un po’ leggero, perché ha accettato il Napoli senza porre condizioni. Si è limitato a chiedere quattro acquisti, specificando i ruoli. Poi quei giocatori non sono arrivati e lui ha accettato la situazione senza protestare pubblicamente, senza dire alla società che non aveva ricevuto gli uomini richiesti. Questa sua acquiescenza lo rende responsabile, proprio come chi non ha provveduto a comprare giocatori adatti e soprattutto a indagare sull’origine degli infortuni. Allegri si è fidato e ha sbagliato a farlo».

Allegri è in una fase discendente?

«Non credo che Allegri sia in una parabola discendente. Se mi si vuole trascinare su questo terreno, non sono d’accordo. Io lo accuso, e l’ho scritto sul giornale, ma non perché pensi che sia un allenatore finito. Lo considero colpevole perché si è fidato, così come sono colpevoli quelli che non hanno fatto il mercato e non hanno indagato sulle cause degli infortuni. La squadra era stremata, stressata e logorata dopo una stagione nella quale aveva raggiunto un risultato importante, arrivando seconda a dodici punti dall’Inter. Bisognava fare un mercato adeguato e sottoporre i giocatori a un’analisi approfondita, un vero check-up per capire che cosa fosse successo. Se non assolvi i tuoi doveri, se non compri quello che puoi comprare e non analizzi le cause di 43 infortuni, poi ti ritrovi in questa situazione. I risultati negativi di oggi sono una conseguenza di ciò che non è stato fatto. Se una squadra non è allenata adeguatamente, non può avere agilità, forza e vivacità. Il calcio moderno richiede accelerazioni e decelerazioni: per affrontarle bisogna essere preparati».

L’emergenza terzini e la Champions

«La situazione è preoccupante, ma siamo sempre sulle stesse posizioni: la causa è chiara e purtroppo non è stato fatto nulla per evitare che si arrivasse a questo punto. Le preoccupazioni bisognava averle prima. Se oggi la società, il presidente o l’allenatore si preoccupano, significa che avrebbero dovuto farlo in anticipo. Non ci si può aspettare che le cose si sistemino da sole. Il Napoli sta pagando il prezzo di una colossale omissione. Non si è preoccupato di fare mercato, di capire quanto fosse stremata la squadra, quanto fosse logorata e quanto avesse bisogno di recuperare e di essere rinnovata nell’organico. È una situazione che non si può affrontare soltanto quando l’emergenza è già esplosa. Le difficoltà di oggi sono il risultato di ciò che non è stato fatto prima».

 


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