Napoli, Lo Monaco boccia il progetto: «È un fallimento. Serve una rivoluzione, anche nelle strutture»
Scritto da Ciro Gaipa il 3 novembre 2026
A Radio Punto Nuovo, nel corso di Punto Nuovo Sport, è intervenuto Pietro Lo Monaco, dirigente sportivo.
«Al di là dell’analisi delle singole partite, bisogna guardare alla fase progettuale. Dopo appena dieci giornate ne mancano ancora ventotto, ma il Napoli si trova già in una situazione complicata. Dall’inizio della stagione ha avuto diciotto o diciannove infortunati e non è mai riuscito a schierare una formazione con continuità. I numeri sono un giudice supremo e raccontano il fallimento di una progettualità. Se l’obiettivo era andare in Champions League e fare una buona competizione europea, sfruttando al massimo una rosa ormai piuttosto vecchia e usurata, allora bisogna prendere atto che qualcosa non ha funzionato».
La rivoluzione mancata e gli investimenti sul mercato
«Mi sembra che anche Conte, prima di andare via, avesse chiesto una rivoluzione. Da quanto riportato, uno dei motivi della sua uscita sarebbe stata proprio la volontà di ristrutturare completamente la rosa, una squadra che aveva contribuito a costruire. Ci sono giocatori che sono arrivati a Napoli e non hanno reso come ci si aspettava. Evidentemente la maglia azzurra, in alcuni casi, ha pesato troppo. Se poi si considerano le cifre spese e si confrontano con quelle di altri giovani che sono stati ceduti o sono finiti altrove, vengono spontanee delle perplessità. Bisogna chiedersi se le risorse siano state investite nel modo giusto».
Infortuni muscolari e preparazione: servono risposte
«Il fallimento riguarda un po’ tutti gli aspetti. Gli infortuni sono stati numerosi e, soprattutto, quasi tutti muscolari, spesso concentrati negli stessi distretti. Sono situazioni che fanno sorgere delle domande sul lavoro e sulla preparazione. Non voglio pensare che un giocatore abituato a correre e che magari nella sua carriera si è fatto male raramente arrivi a Napoli e subito abbia un problema muscolare. Bisogna interrogarsi su chi allena, su chi prepara e anche su chi si occupa della riabilitazione. I tempi di recupero sono spesso enormi. Non vorrei che gli infortuni diventassero una scusa. Gli infortuni sono anche il risultato del lavoro svolto: una società deve chiedersi se quel lavoro sia stato fatto bene oppure no».
Rosa troppo anziana: il Napoli deve rinnovarsi
«Il Napoli ha una delle rose più anziane della Serie A. Se non è oggi, sarà domani: sei costretto a rinnovare e a rivoluzionare. Chi ben comincia è a metà dell’opera, quindi bisogna intervenire subito».
Centro sportivo e settore giovanile: serve una struttura europea
«Quando parlo di rivoluzione, intendo anche la creazione di un centro sportivo dedicato al settore giovanile. Il Napoli deve diventare una società europea, non soltanto attraverso il mercato e gli acquisti. Servono strutture adeguate, un centro di fisioterapia con professionisti di alto livello e un’organizzazione capace di seguire i calciatori nel modo giusto. Questo significa rinnovarsi, darsi un vestito europeo. Le strutture sono la base da cui partire».
De Laurentiis e la cultura calcistica
«Il problema è la visione. De Laurentiis conosce la parte commerciale del calcio e quella legata ai rapporti, ma secondo me gli manca la cultura calcistica. Se avesse creduto davvero in queste cose, avrebbe già costruito una struttura sportiva molto più importante. Una società come il Napoli non può non avere un settore giovanile di livello e una rete capillare di osservatori in giro per il mondo, capaci di individuare i profili più interessanti. In passato il Napoli pescava tanti ragazzi soprattutto nel Sud Italia, li portava nel proprio settore giovanile e da lì uscivano calciatori importanti. Oggi questo lavoro sembra mancare».
Il talento dei giovani e il caso Calò
«Il Napoli deve tornare a individuare i giovani prima degli altri. Oggi tanti ragazzi finiscono in altre società, mentre una volta il club riusciva a intercettare talenti provenienti soprattutto dal Sud. Prendiamo Calò: è sempre stato un giocatore di questo livello, ha sempre giocato così. È un giovane che sembra un veterano, ma il problema è capire perché certi profili riescano a emergere in altri contesti e non vengano valorizzati dalle grandi società».