Napoli, Marolda durissimo: «Non è squadra e non è gruppo. De Laurentiis deve intervenire»
Scritto da Ciro Gaipa il 5 novembre 2026
Il giornalista Ciccio Marolda, intervenuto ai microfoni di Radio Punto Nuovo, analizza il momento degli azzurri e chiede un intervento deciso da parte della proprietà, indicando nel quarto posto l’obiettivo da inseguire per salvare la stagione.
«Il danno sarebbe notevolissimo, ma è vero anche che mancano ancora ventotto giornate. Alzare adesso bandiera bianca e arrendersi significherebbe commettere un errore gravissimo. Il Napoli deve avere la speranza e fare tutto il possibile per raggiungere il quarto posto. Non bisogna essere disonesti con se stessi, però: il disastro tecnico e di risultati dipende da tante cose, dall’assenza di una squadra base e da questi infortuni di cui non si riesce a capire fino in fondo la ragione. Ma c’è qualcosa di ancora più preoccupante: per avere una squadra bisogna avere un gruppo solido. In questo momento il Napoli non è squadra e non è neanche gruppo».
Le tensioni nello spogliatoio e l’appello a De Laurentiis
«Quello che sta accadendo deve preoccupare moltissimo la società. Significa rischiare di mandare in dissoluzione tutto quello che è stato fatto fino a oggi. Ci sono troppi dissapori, troppa gente che sembra stare malvolentieri in questa squadra e troppi calciatori che litigano in campo. Non ho una ricetta per risolvere tutto, ma mi aspetto un intervento importante e decisivo da parte della proprietà. Se fossi al posto di De Laurentiis, prenderei tutti i calciatori, li metterei in una stanza e direi: “Adesso parliamoci chiaramente. Condividete questo progetto? Chi vuole farne parte? Chi non ci sta, lo dica apertamente”».
Cambio allenatore? Marolda ha dei dubbi
«Servirebbe qualcosa, ma ho dei dubbi che un altro allenatore possa risolvere tutto. Potrebbe arrivare un tecnico con idee più giovani e moderne, basate sulla corsa, sulla rapidità e sul giro palla. Ma con chi lo fai? Con questi calciatori, che in alcuni casi non riescono a essere precisi nemmeno di pochi centimetri? Credo che sarebbe inutile. Qui serve soprattutto un cambio di volontà e di mentalità da parte dei giocatori che ci sono. Per questo auspico un intervento decisivo della proprietà».
Il quarto posto è fondamentale per rifondare la squadra
«Il quarto posto è l’obiettivo minimo per il presente, ma anche per il futuro. Arrivare in Champions League significa avere accesso a risorse economiche fondamentali per rifondare la squadra. Rifondare vuol dire mandare via i giocatori più anziani e magari puntare su un allenatore capace di dare un gioco diverso. Ma serve anche una struttura sportiva in grado di individuare, scegliere e portare a Napoli calciatori funzionali al progetto. Bisogna trovare persone capaci di costruire una squadra nuova e un allenatore disposto a partecipare a questa rifondazione».
La differenza con il Como e i gol subiti dal Porto
«Il Napoli ha preso quattro gol, anche se l’ultimo conta relativamente perché la squadra era completamente sbilanciata in avanti. Ma gli altri gol sono arrivati in situazioni che non si possono accettare. Ho visto reti subite in maniera praticamente identica, con avversari che arrivavano da lontano e nessuno che li seguiva. Quando si difende a zona bisogna aggredire il pallone e avere giocatori capaci di andare a caccia. Se invece ci sono avversari che hanno uno score importante nei colpi di testa, devi marcarli da vicino. Non puoi lasciarli liberi in quel modo. Ho visto calciatori del Napoli allontanarsi dalla zona in cui arrivavano gli avversari. È inconcepibile. Sono errori che dimostrano una mancanza di attenzione e di responsabilità».
Marolda difende Allegri: «La sua colpa è aver accettato questa situazione»
«Allegri ha una sola grande colpa: aver accettato questa condizione. Ha preso una squadra che conosceva poco e che era ridotta ai minimi termini dal punto di vista fisico e mentale. Ma quale allenatore avrebbe rinunciato a un contratto del genere pensando di poter rimediare e di riuscire a fare qualcosa? Probabilmente si è fidato delle proprie capacità. Alla fine, però, quelli che vanno in campo sono i calciatori. Le responsabilità devono essere chiare».
Il caso De Bruyne-Lukaku e il segnale di una squadra in crisi
«Quello che è successo tra De Bruyne e Lukaku è un segnale molto chiaro: in questa squadra le cose non vanno bene. Quando i giocatori non vogliono stare insieme, si guardano male, non si parlano e arrivano a litigare, significa che c’è un problema profondo. È una situazione che deve essere affrontata. Anche le parole di Politano, che ha chiesto ai compagni di metterci la faccia, raccontano un malessere evidente. Il Napoli deve ritrovare unità, responsabilità e una volontà comune, altrimenti sarà difficile recuperare questa stagione».