Oggi ventisei bambini hanno fatto la radio. E non lo dimenticheranno.
Scritto da Bruno Gaipa il 24 aprile 2026
Ventisei bambini di terza elementare sono entrati in studio questa mattina. Ne sono usciti con qualcosa che non si dimentica facilmente: la propria voce registrata, in onda, su una radio vera.
Si chiamava Radio Punto Storto — un nome scelto di proposito, come omaggio e rovesciamento di Radio Punto Nuovo. Perché il progetto nasceva da un tema preciso che questi bambini hanno esplorato in classe nei mesi scorsi: la bellezza dell’essere unconventional. Di non stare nelle righe. Di essere diversi — e di scoprire che quella differenza, spesso, è esattamente il loro punto di forza.
Un percorso che viene da lontano
Il progetto non è nato in studio. È nato in classe, con le insegnanti, mesi prima di questa visita. Bennato e il suo disco su Pinocchio. De Gregori e le sue canzoni che sembrano poesie. Lucio Corsi, che sembra arrivato da un altro pianeta. Elton John, con gli occhiali più assurdi della storia della musica. E poi i personaggi della letteratura per ragazzi — Pinocchio, Pippi Calzelunghe, Matilda, Rodari con la sua teoria degli errori.
Tutti personaggi e artisti che hanno in comune una cosa sola: non stavano nelle righe. E per questo hanno cambiato il mondo attorno a loro.
In studio: quattro gruppi, una puntata
I ventisei bambini si sono divisi in quattro gruppi, ognuno con il suo ruolo e il suo copione. Quattro formati radiofonici diversi, montati insieme in una puntata completa di Radio Punto Storto.
La sigla che resterà
Apertura e chiusura le hanno registrate tutti e ventisei insieme, in coro. «Sei strano. Sei storto.
Sei esattamente quello che serve.» Quella frase non è uno slogan. È il riassunto di tutto il percorso che questi bambini hanno fatto — in classe, con i libri, con la musica, e oggi davanti a un microfono vero.
Cosa portano a casa
Un file audio. Una puntata completa di Radio Punto Storto — dodici minuti di notiziario, interviste, spot e musica, con la loro voce dentro. Qualcosa che potranno far ascoltare ai genitori, ai nonni, agli amici. E che nei prossimi giorni ascolterete su Radio Punto Nuovo
Ma soprattutto portano a casa qualcosa di più difficile da mettere in un file: la consapevolezza che la loro voce esiste. Che vale la pena di essere ascoltata. Che il microfono non fa paura — amplifica, soltanto.
Grazie ai bambini meravigliosi della terza elementare, alla loro insegnante e alla scuola per la fiducia. Radio Punto Nuovo torna nelle scuole — e ogni volta che ci torna, porta qualcosa indietro.







