Varriale: «Il Napoli si è indebolito sul mercato. Allegri? La sua colpa è aver accettato questa situazione»

Scritto da il 7 settembre 2026

Nel corso del suo intervento a Radio Punto Nuovo, il giornalista Enrico Varriale ha analizzato la sconfitta del Napoli contro l’Inter, soffermandosi sulla prestazione degli azzurri, sulle differenze tra le due rose, sulle scelte di Massimiliano Allegri, sul mercato, sul ruolo di Kevin De Bruyne e sulle prospettive stagionali tra campionato e Champions League.

«L’Inter ha vinto la partita perché è una squadra molto forte, secondo me la più forte del campionato, e durante il mercato si è ulteriormente rinforzata. Il Napoli, invece, a mio avviso si è indebolito e ha pagato alcune situazioni contingenti, qualche errore di valutazione da parte di Allegri, ma soprattutto una differenza evidente tra le due panchine. I cambi dell’Inter sono di tre spanne superiori rispetto a quelli del Napoli. Questo, alla lunga, in una partita di questo livello può fare una differenza enorme. Devo dire che, alla vigilia, ero abbastanza pessimista. Ero convinto che il Napoli visto contro il Como, affrontando un’Inter che sembrava già partire con il piede sull’acceleratore, avrebbe rischiato una sconfitta molto più netta. Invece il Napoli ha tenuto testa alla squadra campione d’Italia per quasi tutta la gara e lo ha fatto, secondo me, anche con intelligenza tattica. C’è stata una fase centrale, tra la fine del primo tempo e l’inizio del secondo, nella quale il Napoli ha avuto il controllo della partita anche dal punto di vista della capacità di bloccare l’Inter e di proporsi in avanti.

Poi, però, è emersa la differenza tra le due rose. L’Inter ha potuto inserire giocatori come Jones, Calhanoglu, Thuram e Bonny, mentre il Napoli non aveva alternative dello stesso livello. Si parla molto degli errori di Allegri e credo sia giusto analizzarli. Probabilmente, se hai qualche dubbio sulla condizione di un giocatore, puoi evitare di mandare in campo qualcuno che non gioca una partita da diversi mesi. Ma non credo che il problema sia stato semplicemente quello di essersi messi a cinque negli ultimi minuti. Tutte le squadre, quando vengono aggredite nel finale, inevitabilmente tendono ad abbassarsi. Il calcio si gioca in due: non puoi pensare che una squadra non ti attacchi perché tu hai deciso di mantenere una determinata posizione in campo. Anche Fabregas, che oggi sembra essere considerato quasi infallibile, quando deve difendere un risultato abbassa la squadra. Succede a tutti. Il calcio è fatto anche di momenti nei quali devi inevitabilmente difenderti».

Sulle condizioni reali del Napoli e sul mancato mercato: «Dalla partita contro l’Inter emerge una cosa molto importante: il Napoli non è una squadra al capolinea e non è una squadra logora, come leggo e sento dire da molte parti. Secondo me è una squadra che avrebbe avuto bisogno di due o tre innesti importanti. Invece la società ha deciso di non intervenire e si è presa un rischio enorme. Sarebbe bastato prendere un difensore centrale affidabile, un’alternativa a centrocampo per Anguissa e, considerando anche il problema di McTominay, un giocatore in più in quel reparto. In attacco sarebbe servito qualcuno capace di essere più performante e di poter rappresentare un’alternativa reale, magari per far rifiatare Højlund o giocare anche accanto a lui. Con due o tre innesti di questo tipo, secondo me il Napoli avrebbe avuto tutte le possibilità per essere protagonista anche in questa stagione. Invece ora il cammino diventa molto più difficile, sia per le carenze dell’organico sia perché le altre squadre si sono rafforzate. Questa è la realtà e bisogna prenderne atto».

Sul momento del Napoli e sulle difficoltà delle prossime partite: «La situazione diventa complicata perché il Napoli si trova ad affrontare squadre che, in questo momento, gli sono superiori. Il Como, ad esempio, secondo me era superiore al Napoli per condizione fisica e anche per qualità. Quando parliamo del rafforzamento delle avversarie dobbiamo guardare anche a quello che hanno fatto le altre società. Il Como era già una squadra forte e quest’anno ha ulteriormente rinforzato il proprio organico. Ha investito su giocatori giovani e di qualità, costruendo una squadra che oggi, secondo me, è molto competitiva. Il Napoli, invece, ha scelto una strada completamente diversa. Poi magari i nuovi acquisti diventeranno grandi giocatori e sarò felice di essere smentito, ma oggi bisogna guardare la realtà. Il Napoli ha perso giocatori importanti e ha avuto problemi legati agli infortuni. Se devi sostituire calciatori come Buongiorno e altri elementi fondamentali dell’organico, devi intervenire sul mercato con giocatori pronti. Non puoi pensare di affrontare una stagione così lunga affidandoti esclusivamente al recupero degli infortunati. Questa è stata una scelta della società e bisogna rispettarla, ma il rischio che si è assunto il club è enorme. Poi potremo discutere degli errori di Allegri, ma per me la sua grande responsabilità, fino a questo momento, è quella di aver accettato una situazione di mercato come quella che si è creata».

Su Kevin De Bruyne e sulla posizione tattica da trovare: «Io credo che De Bruyne, oggi, non possa più giocare stabilmente da mezzala in un 4-3-3. È un giocatore che deve essere messo nelle condizioni di esprimere le sue qualità nella zona di campo in cui può ancora fare la differenza. Bisogna trovare una soluzione tattica che gli permetta di essere vicino alla porta, di avere meno compiti difensivi e di poter sfruttare la sua qualità. Se lo costringi a fare continuamente avanti e indietro come una mezzala, secondo me, rischi di perdere una parte importante delle sue caratteristiche. Allegri dovrà lavorare anche su questo, perché De Bruyne resta un giocatore di enorme qualità, ma bisogna capire come utilizzarlo e in quale sistema di gioco».

Sulle critiche ad Allegri: «Allegri può avere tutti i difetti del mondo, il suo calcio può piacere o non piacere, ma secondo me a Napoli si è partiti anche un po’ prevenuti nei suoi confronti. Al minimo errore si cerca subito di enfatizzare tutto ciò che non funziona, il gioco, le scelte e il suo modo di allenare. Mi sembra prematuro parlare già di esonero o di scenari simili. Non credo che possa accadere e, soprattutto, non vedo perché si debba già arrivare a questo tipo di discussione. Ci sono persone che hanno una visione molto manichea del calcio e pensano che si possa giocare bene soltanto in un determinato modo. Ma il calcio non si gioca in un solo modo. Ci sono tanti modi per essere competitivi e per vincere. Allegri ha sicuramente una sua idea di calcio, che può piacere oppure no, ma bisogna anche analizzare il contesto nel quale sta lavorando. La sua colpa, secondo me, è quella di aver accettato una situazione che Antonio Conte, probabilmente, non avrebbe mai accettato. Conte aveva un atteggiamento completamente diverso nei confronti della società e delle richieste sul mercato. Allegri, invece, ha accettato questa situazione e ora deve lavorare con quello che ha».

Sulle aspettative stagionali e sulla lotta per la Champions League: «Io, oggi, credo che il Napoli non abbia un organico sufficiente per essere sicuro di poter competere per la Champions League. Vedo l’Inter superiore, vedo la Roma superiore e vedo anche il Como molto competitivo. C’è l’Atalanta che può venire fuori e ci sono altre squadre che, rispetto alla scorsa stagione, si sono rafforzate. Il Napoli, invece, ha fatto una scommessa. Ha scelto di puntare sul recupero degli infortunati, sulla capacità di Allegri di gestire il gruppo e su un ambiente che sembrava essere diventato improvvisamente molto più sereno. Ho letto e sentito racconti secondo i quali, dopo l’addio di Conte, a Napoli fosse arrivato una sorta di paradiso. Poi però c’è il campo e il campo dà le sue risposte. Alla fine tutti i nodi vengono al pettine, perché il tempo, come si dice, è sempre galantuomo».

Sulla Champions League e sulle possibilità del Napoli: «La Champions League deve essere assolutamente un obiettivo per il Napoli, anche perché il cammino europeo della scorsa stagione è stato una delle grandi delusioni. Bisogna però essere realistici. Io mi auguro di essere smentito e di vedere le squadre italiane protagoniste in Europa, ma temo che la differenza con le grandi squadre europee sia ancora evidente. Quando le italiane affrontano Real Madrid, Paris Saint-Germain, Bayern Monaco, Barcellona o le grandi squadre di Premier League, spesso partono da una posizione di inferiorità. Nel calcio puoi vincere una singola partita contro un avversario più forte, perché il calcio è imprevedibile. Ma quando devi affrontare un percorso lungo e tante grandi squadre, diventa molto più complicato. Per questo un buon cammino europeo sarebbe già un risultato importante.

Il Napoli può sperare di sfruttare un fattore: le altre squadre italiane che oggi sembrano avere il vento in poppa dovranno iniziare a giocare ogni tre giorni. Da dopo la sosta inizierà un periodo molto intenso e gli impegni di Champions League non sono paragonabili a quelli di altre competizioni europee. In Champions ogni partita è una battaglia e ogni gara può toglierti energie. Quello sarà un banco di prova importante per squadre come Como e Roma, che dovranno dimostrare di poter reggere il doppio impegno. Ed è proprio su questo che il Napoli può sperare di recuperare terreno. Allegri, nel corso della sua carriera, ha dimostrato di essere bravo nella gestione delle stagioni lunghe e delle competizioni multiple. Se il Napoli riuscirà a recuperare gli infortunati e a ritrovare qualche elemento importante, potrà costruire qualcosa di diverso nella seconda parte della stagione. Il vero problema del Napoli, però, resta quello dell’organico. Un problema che oggi non può essere affrontato sul mercato e che dovrà essere gestito attraverso il lavoro di Allegri e il recupero dei giocatori infortunati».


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