Legambiente, Mal’aria: luci e ombre in Campania
Scritto da Valentina Ripa il 9 febbraio 2026
“Malati di smog” è lo slogan perfetto per inquadrare la situazione delle città campane per quanto riguarda l’inquinamento atmosferico. I dati sono ancora preoccupanti secondo il nuovo report di Legambiente “Mal’Aria di città 2026”, il report di Legambiente che ha analizzato i dati del 2025 nelle città campane, sia per quanto riguarda i livelli delle polveri sottili (PM10, PM2.5) sia del biossido di azoto (NO2) in cui sono stati sempre disponibili i dati delle centraline dell’ARPAC. L’obiettivo è duplice: da un lato leggere i numeri dell’anno solare appena concluso alla luce della normativa attualmente in vigore; dall’altro misurare quanto siamo lontani dai traguardi europei al 2030, che imporranno standard più stringenti e richiedono quindi scelte rapide e strutturali. Sono 9 i comuni sui 33 monitorati che superano la soglia dei 35 giorni annui oltre il limite giornaliero di PM10: un indicatore che segnala picchi ripetuti e situazioni di criticità che, soprattutto nei periodi meteorologicamente sfavorevoli (stagnazione dell’aria, assenza di piogge e vento), costituiscono vere e proprie emergenze sanitarie. In testa si collocano Acerra (92 giorni) e San Vitaliano (84), seguite da Teverola (74) e Casoria (72); tra i grandi centri spicca Napoli (64), mentre restano sopra soglia anche Aversa (54), San Felice a Cancello (47), Maddaloni (42) e Marcianise (37). Acerra con i suoi 92 giorni, supera anche Palermo la città “maglia nera” a livello nazionale che ha registrato 89 giorni oltre il limite. Tra le nove città campane “fuorilegge” ben cinque riguardano la provincia di Caserta. Se si guarda al 2030, anno in cui entreranno in vigore dei nuovi e più stringenti limiti europei sulla qualità dell’aria (20 µg/mü per il PM10), il 74% dei comuni campani mostra medie annuali di PM10 superiori ai limiti. Ad oggi, in Campania, tra le città analizzate, solo sei rientrano nei limiti previsti (Portici, Ottati, Pignataro Maggiore, Polla, Pratella, Presenzano). Le altre dovranno ridurre le loro concentrazioni di PM10 entro il 2030 con situazioni critiche ad Acerra (riduzione del 53% entro il 2030), San Vitaliano (riduzione del 49%), Casoria (riduzione del 48%) e Aversa(40%) Tra i capoluoghi di provincia la situazione più critica è a Napoli dove le concentrazioni di PM10 dovranno essere ridotte del 30% rispetto ai limiti previsti del 2030, seguita da Benevento dove dovranno essere ridotte del 25%. “In Campania- ha commentato Francesca Ferro, direttrice Legambiente Campania- la lotta all’inquinamento atmosferico può e deve diventare un obiettivo strutturale delle politiche ambientali. Dopo anni di criticità e di interventi, la qualità dell’aria non può più essere gestita come un’emergenza, magari dipendente dai capricci della meteorologia, ma come il risultato di scelte o, meglio, di non scelte, che hanno inciso negativamente per decenni sullo sviluppo della nostra regione. Sono ancora molte le città campane che riducono le concentrazioni di inquinanti troppo lentamente per rispettare i limiti europei del 2030 e tutelare la salute delle persone. Serve invece un cambio di passo: investire con continuità nel trasporto pubblico e nella mobilità sostenibile, accelerare la riqualificazione energetica degli edifici e il superamento delle fonti più inquinanti nel riscaldamento domestico e dal comparto industriale, intervenire in modo strutturale su agricoltura e allevamenti intensivi”.