Al Monaldi un ulivo in ricordo del piccolo Domenico

Scritto da il 1 aprile 2026

Da oggi nelle aiuole dell’ospedale Monaldi di Napoli c’è un ulivo secolare in ricordo del piccolo Domenico Caliendo, deceduto dopo un trapianto effettuato con un cuore danneggiato. L’iniziativa, “semplice ma profondamente simbolica”, è stata voluta dalla direzione generale dell’Azienda dei Colli e si è svolta in concomitanza con la tradizionale celebrazione del precetto pasquale. Una cerimonia a cui la famiglia Caliendo ha deciso di non partecipare. “La signora Patrizia ci ha ripensato e ha deciso di non partecipare, ma io la comprendo – ha detto il direttore generale dell’Azienda, Anna Iervolino – perché umanamente posso immaginare che per lei varcare i cancelli di questo ospedale rappresenti ancora un dolore molto forte e capisco che non era pronta. E’ passato ancora troppo poco tempo, ma è pur vero che l’abbraccio di tante persone, di tutto l’ospedale avrebbe potuto rappresentare un momento di riappacificazione, ma la comprendo perché il dolore di una mamma non si può descrivere”. L’ulivo è stato donato dalla società che si occupa della gestione e della manutenzione del verde per l’Azienda. Prima della cerimonia, nella chiesa del Monaldi, Iervolino, visibilmente commossa, rivolgendosi ai medici e al personale sanitario e non presente, ha detto: “Quest’anno dopo la tragedia che ha coinvolto e travolto la famiglia di Domenico, ma anche noi, questa celebrazione ha un significato completamente diverso. E’ un dolore fortissimo quello che ha coinvolto la famiglia Caliendo e cui siamo vicini, ma anche noi soffriamo, abbiamo sofferto tutti, ma da tanto dolore sappiamo che abbiamo il dovere di trarre qualcosa di buono e può essere solo continuare a lavorare per una sanità pubblica migliore che è un dono prezioso”. Iervolino ha sottolineato che “una simile tragedia avrebbe potuto dividerci e invece siamo tutti qui uniti, ogni giorno a lavorare con professionalità e amorevolezza perché il valore del prendersi cura degli altri è la nostra missione, la nostra identità. Abbiamo il dovere – ha proseguito – di prenderci cura dei nostri pazienti che varcano con fiducia le porte: nessuno di loro ci ha lasciato, nessuno ci ha tradito”. Nel concludere Iervolino ha detto: “Il mio pensiero va alla famiglia di Domenico e a tutte le famiglie che hanno sofferto lo stesso dolore e ai professionisti travolti da questa immane tragedia. Prego con sincerità ed umiltà che il Signore aiuti tutti loro in un momento così buio della vita”.


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