La morte di Domenico, la perizia: “Con un cuore artificiale si sarebbe salvato”
Scritto da Valentina Ripa il 11 settembre 2026
Domenico Caliendo, il bimbo di due anni e mezzo deceduto lo scorso 21 febbraio a seguito del fallimento di un trapianto di cuore eseguito il 23 dicembre 2025 all’ospedale Monaldi di Napoli, poteva essere salvato. Lo hanno messo nero su bianco, nella superperizia di 553 pagine depositata ieri, i tre professori nominati dal gip Mariano Sorrentino, ovvero Biagio Solarino, Ugolino Livi e Ferdinando Luca Lorini. Domenico poteva essere salvato, sostengono i periti, se si fossero seguite correttamente le procedure di trasporto e conservazione del cuore del donante – prelevato a Bolzano e portato a Napoli – e anche dopo, quando una volta emerso al Monaldi che l’organo era irrimediabilmente danneggiato dal ghiaccio secco, il piccolo fosse stato collegato entro 72 ore al Berlin Heart, il cuore artificiale extracorporeo, invece che essere sottoposto ad Ecmo (ossigenazione extracorporea a membrana). Gli stessi periti però ‘scagionano’ i due cardiochirurghi indagati, il primario Guido Oppido e la sua vice Emma Bergonzoni, dall’aver proceduto con la cardiectomia, ritenendo l’intervento conferme alle regole mediche seguite in caso di emergenza.