Tarallo avverte il Napoli: «Mancano concentrazione e continuità. De Bruyne non si discute, Lucca non è scarso»

Scritto da il 15 ottobre 2026

Il Napoli deve ritrovare equilibrio, concentrazione e fiducia per superare il momento di difficoltà. Dopo la prestazione contro il Villarreal, Luciano Tarallo, ex preparatore dei portieri azzurri, ha analizzato le fragilità della squadra di Massimiliano Allegri, soffermandosi sull’aspetto mentale, sulle responsabilità dei calciatori e sulle critiche rivolte a Lorenzo Lucca e Kevin De Bruyne.

«Non penso che sia un problema di preparazione atletica. È un problema di mancanza di concentrazione e di attenzione. Questi aspetti si allenano, proprio come si allena un gesto tecnico. La mente, la preparazione atletica e il corpo sono un’unica cosa: fanno parte dello stesso flusso. È su questo che bisogna insistere. Mi riferisco soprattutto allo staff tecnico, perché è quello che lavora su tutti gli aspetti della prestazione, mentali e fisici, e che poi mette la squadra in campo. Bisogna trovare equilibrio sotto ogni punto di vista, dentro e fuori dal campo, ma soprattutto durante la partita.

Allegri? Se qualcuno non è convinto, conosce bene Castel Volturno e sa dov’è la porta dello spogliatoio. Una squadra si definisce tale quando tutti hanno un unico obiettivo, dai calciatori allo staff tecnico. La società fa il proprio dovere e, per quanto riguarda la puntualità degli stipendi, a Napoli non mi risulta che ci siano state lamentele da parte dei calciatori o delle maestranze. Bisogna essere equilibrati in tutto. Le metodologie di allenamento possono evolversi, ma alla fine il primo attore resta sempre il calciatore. Ogni sistema di gioco deve rispettare alcuni requisiti essenziali. I giocatori devono essere distribuiti in maniera equilibrata nei tre reparti. Mi sembra che il Napoli abbia le qualità per esserlo, ma il problema è la continuità: dopo una vittoria come quella contro il Frosinone, sembra di vedere una squadra diversa appena arriva una nuova difficoltà. Bisogna lavorare molto, ma per un calciatore come Lucca è soprattutto un percorso. Ricordo un’azione nella quale Lorenzo ha fatto una bella giocata, ma poi non è riuscito a servire il compagno lateralmente, che avrebbe avuto la porta spalancata. Invece l’azione si è sviluppata verso l’esterno e il portiere ha potuto chiudere lo specchio.

Lucca? Immaginiamo per un momento che il compagno avesse servito Lucca e che lui avesse segnato. Tutti avrebbero parlato di un grande assist e di una bella giocata. Per questo bisogna essere equilibrati: non possiamo giudicare tutto soltanto in base all’ultimo gesto o al risultato finale dell’azione. Lucca non è scarso. Ha dimostrato in altre piazze quello che sa fare. Non bisogna affidare tutto a un singolo calciatore e poi scaricare su di lui ogni responsabilità quando le cose non funzionano. La cultura calcistica è spesso ossessionata dalla ricerca del colpevole: quando si perde, la colpa è di qualcuno; quando si vince, invece, improvvisamente diventano tutti bravi.

Come si gestisce un giocatore come De Bruyne? Sono calciatori che vogliono essere lasciati liberi di agire e di giocare. È il classico fuoriclasse: lo ha dimostrato negli anni scorsi e lo ha dimostrato anche a Napoli. Le sue qualità sono fuori dal normale. Forse a Napoli siamo stati abituati troppo bene, pensando a campioni come Careca, Giordano e Maradona. Ma dobbiamo anche accettare che non sempre le nostre critiche siano giuste o equilibrate. Mi metto anch’io in mezzo ai tifosi e a chi giudica. De Bruyne non si discute, dal mio punto di vista. Può giocare male una partita, come è successo contro il Villarreal, ma questo non cancella il suo valore.

L’errore di Politano? Quando si parla del gol subito, bisogna distinguere l’errore tecnico dalla lettura della situazione. Politano ha sbagliato il passaggio, ma la domanda è anche un’altra: siamo sicuri che la soluzione migliore fosse cercare quella giocata? In certe situazioni bisogna saper scegliere l’opzione più semplice, anche se significa mettere il pallone in fallo laterale. Non bisogna lavorare soltanto sui movimenti meccanici del calciatore, ma sull’intenzionalità. Il calcio moderno richiede rotazioni, letture, movimenti del terzo uomo e capacità di prendere decisioni. Politano ha cercato di servire Milinković-Savić, ma in quella situazione bisognava valutare bene il rischio. A volte, quando un bambino è in difficoltà, la soluzione migliore è mettere il pallone fuori. Poi arriva qualcuno a bordo campo che lo rimprovera: “Ma cosa fai, butti la palla in fallo laterale?”. E invece bisognerebbe capire che, in quel momento, il ragazzo non ha regalato il pallone agli avversari e non ha aumentato il rischio. Il pericolo arriva quando non sei in possesso della palla. Finché la controlli, puoi gestire la situazione. Se sei sotto pressione e non hai soluzioni sicure, è meglio concedere una rimessa laterale piuttosto che regalare il pallone in una zona pericolosa. L’errore più grave è quello da cui non impariamo nulla. Politano ha sbagliato e sicuramente avrà rivisto l’azione, come fanno tutti i calciatori. Dopo la partita è facile dire che bastava appoggiare il pallone lateralmente o scegliere un’altra soluzione. Ma noi non siamo in campo: chi guarda deve anche cercare di capire, imparare con l’esperienza e analizzare con competenza».

 


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