Napoli, Vittorio Zambardino lancia l’allarme: «È crisi, la squadra oggi vale il nono o decimo posto»

Scritto da il 19 ottobre 2026

 

Nel corso del suo intervento a Punto Nuovo Sport, Vittorio Zambardino ha analizzato il momento estremamente delicato del Napoli.

«La gestione degli infortuni? Quello che sta succedendo è sconcertante. Uno staff medico deve mettere l’allenatore nelle condizioni di sapere quali siano i limiti di impiego di un calciatore. Se un giocatore come Alisson Santos può sostenere soltanto uno sforzo limitato, bisogna comunicarlo chiaramente al tecnico: se può giocare dieci minuti, deve essere utilizzato per dieci minuti. Se invece queste indicazioni sono state date e non sono state rispettate, allora Allegri avrebbe commesso un’imprudenza grave. La cosa che mi lascia maggiormente perplesso è che non si tratta di un caso isolato. Ci sono state ricadute anche per Neres e Anguissa, con giocatori che rientrano e poi si fermano nuovamente. È una situazione che ricorda in maniera preoccupante quanto accaduto nella scorsa stagione. Si era parlato di responsabilità dello staff medico ed era stato cambiato il precedente responsabile, ma adesso ci ritroviamo ancora davanti a problemi simili. Non sto accusando qualcuno in particolare, sto semplicemente osservando ciò che è successo. Magari questo non è il problema principale del Napoli, ma è sicuramente un fattore che sta condizionando la squadra da tempo. Sono francamente scandalizzato.

La sconfitta contro il Venezia? Sono sempre stato convinto che la testa e il corpo siano un’unica cosa. Se ci sono situazioni di stress, inevitabilmente anche la condizione fisica può risentirne. Per quanto riguarda Lucca, è evidente che ci sia una condizione particolare: non si può pensare che un giocatore sia diventato improvvisamente così scarso da commettere errori che sembrano quasi da scuola calcio. Il problema è che questa situazione individuale sta finendo per danneggiare anche la squadra. Lucca ha avuto un’occasione da gol molto chiara, l’ha mancata e ha perso anche contrasti che normalmente dovrebbe riuscire a gestire. Bisogna capire cosa stia succedendo, perché il Napoli non può permettersi che queste difficoltà continuino a pesare così tanto. Credo che ci possa essere anche una questione mentale legata all’ambiente dello spogliatoio. Alle voci che circolano non do automaticamente credito, ma è evidente che, quando una squadra gioca bene, generalmente certe indiscrezioni non emergono con la stessa frequenza. Tra alcuni episodi in campo, il comportamento di De Bruyne e altri segnali, si percepisce una situazione di nervosismo generalizzato. Una squadra è prima di tutto un gruppo di lavoro. Pensate a una redazione nella quale alcuni vogliono andarsene, altri non hanno voglia di lavorare e altri ancora si sentono sottovalutati: il risultato finale difficilmente sarà positivo. Nel calcio accade qualcosa di simile. Se all’interno del gruppo manca serenità, il prodotto che si vede in campo ne risente inevitabilmente.

Se il Napoli fosse stato soltanto in difficoltà dal punto di vista fisico, probabilmente non avrebbe giocato la partita contro il Frosinone nel modo in cui l’ha giocata. Dopo quella prestazione, però, sono arrivate due partite allucinanti. Anche Allegri, prima della gara contro il Venezia, aveva detto chiaramente che, giocando come contro il Villarreal, il Napoli avrebbe rischiato di uscire con le ossa rotte. Bisogna prendere atto della situazione. Per il momento la definirei una crisi, anche se forse in seguito potremo trovare una definizione più precisa. Il problema è che questa crisi arriva nel momento peggiore possibile, con una partita di Champions League da affrontare e il rischio di compromettere la qualificazione, seguito da impegni molto complicati in campionato. Ci sono la Roma, la Juventus e la Lazio, oltre alle altre partite che il Napoli dovrà affrontare. Il calendario è estremamente difficile e temo che possano arrivare altre prestazioni molto negative. La cosa più preoccupante è che non esiste alcuna garanzia che una buona partita possa risolvere tutto: anche se il Napoli dovesse disputare una grande gara in Champions, questo non significherebbe automaticamente ritrovare continuità nelle successive sfide di campionato. Oggi vedo una squadra in grande difficoltà, soprattutto se la confronto con quello che stanno facendo altre formazioni. La Roma, per esempio, ha dimostrato di poter gestire una partita anche con diverse assenze. Il Napoli, invece, sembra faticare a trovare persino le soluzioni più semplici.

Ho sempre avuto un giudizio molto critico sull’esperienza napoletana di Gattuso, ma ieri ho visto una partita perfetta da parte della sua squadra. Non me l’aspettavo e sono rimasto davvero colpito dalla prestazione. Questo mi porta a riflettere sulla situazione del Napoli. Dobbiamo affrontare squadre che stanno dimostrando di avere organizzazione, fiducia e capacità di gestire le partite. Il campionato è difficile e gli azzurri, in questo momento, non sembrano avere le certezze necessarie per affrontare una sequenza di impegni così complicata.

Non credo che un calciatore scelga volontariamente di giocare male. Penso, però, che ci siano alcuni senatori che in questo momento non riescono a esprimersi come dovrebbero. Politano, Di Lorenzo e Lobotka, per esempio, non stanno dando le risposte che ci si aspetterebbe da loro. È come se avessero girato la chiave della macchina senza riuscire ad accendere il motore. Non c’è bisogno di arrivare necessariamente a De Bruyne per individuare le difficoltà: ci sono diversi giocatori importanti che non stanno rendendo al meglio. Quando vengono meno le prestazioni dei punti di riferimento, tutta la squadra ne risente. È un problema collettivo che deve essere affrontato con lucidità, senza cercare una spiegazione unica per una situazione che appare molto più complessa».

 

Allegri? Bisogna distinguere le dichiarazioni fatte sotto stress, dopo una sconfitta, da quelle espresse prima della partita. In conferenza stampa Allegri aveva parlato con chiarezza dei rischi che il Napoli avrebbe corso se avesse ripetuto la prestazione contro il Villarreal. In quel caso, a mio avviso, era stato onesto e aveva descritto correttamente la situazione. Dopo una sconfitta, invece, un allenatore può anche sentire la necessità di difendere il proprio lavoro, soprattutto quando percepisce che la sua posizione è sotto pressione. Ma dire che il Napoli abbia giocato bene contro il Venezia è difficile da sostenere: la prestazione è stata troppo negativa. Non sono convinto che basti attribuire tutto alle scelte di Allegri o pensare che sia sufficiente cambiare qualcosa dal punto di vista tattico per risolvere ogni problema. La squadra ha una febbre e bisogna capire da cosa sia provocata. Limitarsi a intervenire sui sintomi senza affrontare le cause rischia di non servire a nulla.

Allegri ha accettato di guidare una squadra che presenta delle difficoltà strutturali. È come se avesse preso in mano una nave con dei buchi nello scafo. Ma quella nave è stata costruita dalla società, ed è quindi la società a dover riflettere sulle proprie responsabilità. Sappiamo che Allegri avrebbe voluto un centravanti come Gabriel Jesus, o comunque un attaccante con determinate caratteristiche, e che a centrocampo era stato indicato anche Rabiot. Il mercato del Napoli, a mio avviso, è stato un errore fondamentale, perché la squadra non è stata completata come avrebbe dovuto. Adesso si rischia di commettere un altro errore, cercando di rimediare a gennaio sotto la pressione dei risultati negativi. Il mercato invernale è complicato: spesso i giocatori migliori non vengono ceduti e c’è il rischio di spendere troppo per profili che non risolvono i problemi. Se ad agosto non c’erano le risorse per completare la rosa, bisogna capire che cosa possa cambiare a gennaio. La società dovrebbe innanzitutto riconoscere gli errori commessi e individuare una strategia precisa, invece di farsi guidare soltanto dall’emergenza del momento».


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