Napoli, Altamura avverte: «La squadra non è ancora guarita. A gennaio serve un attaccante»
Scritto da Ciro Gaipa il 22 ottobre 2026
Marcello Altamura ha analizzato il momento del Napoli dopo la vittoria per 4-3 contro il Bodø/Glimt, evidenziando i segnali incoraggianti arrivati dalla squadra di Massimiliano Allegri, ma anche i problemi che restano da risolvere.
La vittoria contro il Bodø/Glimt e i segnali positivi
«Quando vinci, dal punto di vista psicologico riesci sicuramente a risollevarti. Oltre ai tre punti, ai quattro gol segnati e alla prima vittoria stagionale in Champions League, credo che una delle note positive sia il ritorno al 4-3-3, con De Bruyne spostato in posizione di play. Questa soluzione potrebbe finalmente facilitare la convivenza con Scott McTominay, uno dei temi che avevano creato difficoltà nella gestione precedente. Bisogna però analizzare la partita con attenzione. Il Napoli ha affrontato un avversario che ha concesso molti spazi, un po’ come era successo contro il Frosinone. De Bruyne ha disputato una grande partita, ma ha anche avuto la libertà di svariare e trovare le posizioni migliori per esprimere la propria qualità. Sarei curioso di vedere questa soluzione contro una squadra capace di limitarlo maggiormente, magari alternando due uomini nella pressione e seguendolo più da vicino. Contro la Roma potrebbe arrivare un’indicazione importante, perché sarà interessante capire come De Bruyne riuscirà a gestire una partita con caratteristiche differenti. Resta poi il problema della fragilità difensiva. I numeri parlano di 14 gol subiti in dieci partite ufficiali: sono tanti, soprattutto considerando che in Champions League la differenza reti può diventare determinante ai fini della qualificazione. Se in tre partite europee hai già incassato sette gol, è evidente che qualcosa debba essere corretto. Il Napoli sta cercando di guarire, ma non me la sento di dire che sia già guarito. La vittoria contro il Bodø/Glimt rappresenta un passo avanti, non la soluzione definitiva a tutti i problemi».
La fragilità difensiva: un problema tattico e atletico
«La fragilità difensiva dipende da una serie di fattori. Uno riguarda sicuramente la pressione sugli avversari, ma credo che il Napoli non riesca ancora ad applicarla con continuità anche per una questione di condizione atletica. Sono rimasto impressionato negativamente dalla partita contro il Villarreal: intorno al 56′ il Napoli sembrava una squadra arrivata al 95′, con tanti giocatori sulle ginocchia. Contro il Bodø/Glimt è andata un po’ meglio, ma dal 70′ si è vista nuovamente una squadra in grande sofferenza fisica. Allegri deve lavorare su questo aspetto, perché il pressing non può essere soltanto un’indicazione tattica. Per attuarlo servono condizione, intensità e movimenti coordinati. Se gli attaccanti non riescono a esercitare la prima pressione sulla costruzione avversaria, il centrocampo si trova esposto e la difesa finisce per arretrare. C’è poi un problema di automatismi. Non si può pensare di difendere con un blocco basso, nove uomini dietro la linea della palla e tre centrali di ruolo in una linea a cinque, arrivando comunque a soffrire contro un avversario che fa circolare il pallone senza una velocità particolarmente elevata. Contro il Bodø/Glimt il Napoli non è riuscito a sporcare con continuità le linee di passaggio. Qualcuno deve rompere la linea, uscire sul portatore e impedire agli avversari di sviluppare il gioco con troppa facilità. Questi meccanismi non si improvvisano: si acquisiscono con il lavoro quotidiano. Anche migliorare la fase offensiva può aiutare a difendere meglio. Il 4-3-3 che ha caratterizzato il Napoli negli anni prevedeva proprio che gli attaccanti iniziassero la pressione sulla costruzione avversaria. Se riesci a recuperare il pallone più in alto e a mantenere la squadra corta, riduci anche i pericoli per la tua difesa. Ma per farlo devi avere intensità e distanze corrette tra i reparti. La strada da percorrere, quindi, è ancora lunga».
Napoli-Roma, un passaggio delicato per il campionato
«Il Napoli ha il dovere di tornare a fare punti in campionato. La sconfitta di Venezia ha lasciato delle scorie e, anche se la vittoria contro il Bodø/Glimt può aver restituito morale, bisogna trasformare questa reazione in continuità di risultati. Sono d’accordo sul fatto che la partita contro la Roma abbia un peso particolare. Il Napoli deve ricominciare a macinare punti, anche perché il calendario è molto impegnativo. Dopo la Roma ci sarà la trasferta contro il Monza, poi quella contro la Juventus e successivamente la Lazio. Ci sono tre scontri diretti nelle prossime quattro partite e questo rende il periodo particolarmente delicato. Personalmente, in questo momento non guarderei alla vetta e neppure ai primi tre posti come obiettivi immediati. Credo che il Napoli debba concentrarsi sulla possibilità di raggiungere il quarto posto. È una valutazione realistica, considerando il momento della squadra e le difficoltà che sono emerse finora. Questo non significa rinunciare alle ambizioni, ma capire quale debba essere la priorità. Bisogna ritrovare continuità, fare punti e recuperare certezze. Ogni partita, da qui in avanti, avrà un peso specifico molto elevato. La vittoria europea può aiutare il Napoli ad arrivare alla Roma con uno spirito diverso rispetto a quello mostrato a Venezia. Tuttavia, il risultato positivo non deve far dimenticare le difficoltà: servirà una prestazione più solida, soprattutto sul piano dell’equilibrio e della tenuta atletica».
De Bruyne play e le scelte di Allegri contro la Roma
«Credo che Allegri possa insistere sulla soluzione di De Bruyne davanti alla difesa, anche se non mi aspetto necessariamente la stessa formazione che ha battuto il Bodø/Glimt. Sarà importante valutare le condizioni dei singoli e capire chi abbia recuperato meglio. Su Anguissa farei una riflessione, perché bisogna capire se sia già in condizione di sostenere una partita intensa. Il Napoli ha bisogno di equilibrio in mezzo al campo e non può prescindere dalla condizione atletica dei suoi centrocampisti. De Bruyne in posizione di play è una soluzione che merita di essere valutata anche in campionato, contro avversari che possono organizzare una pressione diversa. La sua qualità può aiutare la squadra a uscire dalle situazioni complicate, ma bisogna costruire intorno a lui i giusti meccanismi di copertura. Contro la Roma sarà importante non perdere le distanze tra i reparti e non concedere agli avversari la possibilità di attaccare gli spazi con troppa facilità. Il Napoli deve trovare un equilibrio tra la necessità di giocare e quella di proteggersi, perché la qualità individuale da sola non basta a risolvere i problemi».
Højlund, un attaccante di livello internazionale
«Højlund è un ottimo attaccante, un giocatore di livello internazionale che, a mio avviso, ha attraversato anche un periodo sfortunato. Ci sono stati episodi in cui avrebbe potuto segnare: penso al palo contro il Villarreal, a quello contro il Frosinone, alle conclusioni finite fuori di pochissimo contro il Bologna e alla situazione di Venezia, quando Juan Jesus è riuscito a salvare sulla linea. Se devo individuare un aspetto sul quale può migliorare, direi che dovrebbe farsi trovare più presente in area, riempire meglio gli spazi e attaccare la porta con maggiore cattiveria. Ha una struttura fisica importante e può sfruttarla ancora di più nei duelli con i difensori avversari. Deve imparare a essere un po’ più aggressivo, senza perdere le qualità che già possiede. Un attaccante con il suo fisico deve riuscire a far sentire la propria presenza, soprattutto nelle situazioni in cui la palla arriva in area e c’è da anticipare il difensore. Detto questo, quando sento mettere in discussione Højlund o parlare di un investimento sbagliato, non sono d’accordo. Parliamo di un giocatore giovane, titolare nella propria nazionale, che ha giocato al Manchester United e ha segnato sia in Premier League sia in Champions League. Ha caratteristiche importanti e credo che meriti fiducia. Se dovessi scegliere tra Højlund e Lucca, per me non ci sarebbe da avere molti dubbi. La partita contro il Venezia ha mostrato quanto sia difficile trovare soluzioni offensive quando l’attaccante non riesce a incidere. Højlund deve migliorare alcuni aspetti, ma non lo metterei in discussione per un periodo in cui gli episodi non gli sono girati a favore».
Mercato di gennaio, serve un nuovo centravanti
«Il Napoli ha sicuramente bisogno di un attaccante. Lo dicevo già all’inizio della stagione: partire con Lucca come alternativa a Højlund mi sembrava un azzardo. Le prestazioni offerte finora sono state deludenti e la società deve valutare come intervenire per aumentare le soluzioni a disposizione di Allegri. Credo che il Napoli stia lavorando su tre profili: un attaccante, un centrocampista centrale e probabilmente un esterno duttile. Per quanto riguarda il centrocampo, avevo già evidenziato in estate che la rosa fosse un po’ corta, anche dopo alcune partenze. In una stagione con tanti impegni, avere alternative adeguate è fondamentale. Il problema è che bisogna fare i conti anche con la necessità di vendere prima di acquistare. Lucca è tra i giocatori che potrebbero partire e bisognerà capire quale soluzione possa essere trovata per lui. Si è parlato anche della possibilità di un prestito, ma la situazione andrà valutata concretamente. Ci sono poi altri giocatori che potrebbero avere mercato. La società dovrà capire quali cessioni siano possibili e come utilizzare le risorse per rinforzare la squadra. Il Napoli non può limitarsi a intervenire in un solo reparto: servono alternative che aumentino la competitività e permettano all’allenatore di gestire meglio le rotazioni. Io credo che a gennaio il Napoli debba intervenire senza se e senza ma. La squadra ha bisogno di un centravanti in più e di rinforzi anche in altre zone del campo. Il timore, però, è che se dovesse prevalere la linea di cedere prima di comprare, il mercato invernale finisca per assomigliare troppo a quello estivo. E sarebbe un problema, perché in questo momento la rosa ha bisogno di essere completata».