Napoli, Paolo Specchia difende Allegri: «Smettiamola di chiamarlo difensivista. La rosa è inadeguata»

Scritto da il 27 ottobre 2026

 

Paolo Specchia, allenatore ed esperto di calcio, è intervenuto per analizzare il momento del Napoli e le critiche rivolte a Massimiliano Allegri.

Le critiche ad Allegri e i pregiudizi sul suo calcio

«È molto difficile parlare ai tifosi, perché spesso il giudizio è superficiale e si rischia di avere convinzioni troppo rigide. Non si può giudicare Allegri partendo dal presupposto che sia un allenatore difensivista e che voglia soltanto proteggere la propria porta. Stiamo parlando di un tecnico intelligente, che ha dimostrato nel corso della carriera di sapersi adattare alle caratteristiche delle squadre che ha allenato. Anche se inizialmente ha avuto idee di gioco più prudenti, non significa che sia rimasto fermo a quei concetti. Nel calcio moderno gli allenatori devono aggiornarsi, confrontarsi e avere la capacità di costruire un sistema di lavoro che comprenda idee differenti. Per questo ritengo importante anche il contributo dello staff: avere collaboratori che possano proporre soluzioni diverse è un valore aggiunto. Quando sento definire Allegri un allenatore superato o incapace di proporre un calcio offensivo, mi viene da sorridere. Il Napoli ha già realizzato due gol su calcio d’angolo grazie a schemi preparati: sono situazioni che dimostrano quanto il lavoro dello staff possa incidere. Non importa se un’idea nasca dall’allenatore principale o da un suo collaboratore: ciò che conta è il risultato del lavoro collettivo. Allegri è a Napoli da pochi mesi e ha bisogno di tempo. Bisogna smetterla di partire da giudizi precostituiti e osservare quello che la squadra sta facendo realmente sul campo».

Il Napoli contro la Roma e i segnali di crescita

«Contro la Roma il Napoli ha mostrato segnali importanti. È riuscito a rimontare, a reagire alle difficoltà e a disputare una partita nella quale, per lunghi tratti, ha avuto il controllo del gioco. Gli azzurri sono rimasti davanti per circa quaranta minuti e hanno dimostrato di poter mettere in difficoltà una squadra competitiva. Non bisogna dimenticare che la Roma è stata capace di giocare ottime partite anche contro avversari di alto livello. Il Napoli, nonostante le difficoltà, è riuscito a segnare tre gol e a mettere in evidenza qualità che forse vengono sottovalutate quando si guarda soltanto al risultato finale. È chiaro che ci sono aspetti da migliorare, ma non si può ridurre tutto alle critiche sull’atteggiamento tattico di Allegri. La squadra ha recuperato terreno e sta cercando di trovare una propria identità. Serve equilibrio nei giudizi, perché le prestazioni vanno analizzate nel loro complesso e non soltanto attraverso gli episodi negativi».

La rosa del Napoli e il confronto con le rivali

«Il Napoli, in questo momento, non ha le stesse alternative a disposizione di squadre come Roma e Inter. Quando arrivano i cambi, la differenza tra le rose può diventare determinante. Le altre formazioni possono inserire giocatori in grado di cambiare l’inerzia della partita, mentre gli azzurri devono fare i conti con una situazione più complicata. Se Allegri deve ricorrere a determinate alternative, non sempre può ottenere lo stesso impatto che hanno gli allenatori delle squadre concorrenti. Non si può pretendere che il Napoli mantenga lo stesso livello per novanta minuti senza considerare la qualità e la profondità dell’organico. La rosa attuale presenta delle lacune e gli infortuni hanno aggravato il problema. Quando mancano diversi titolari, diventa difficile trovare continuità e mantenere un rendimento elevato in tutte le competizioni. Per questo bisogna valutare il lavoro dell’allenatore anche alla luce delle risorse che ha realmente a disposizione. Mi piacerebbe vedere un Napoli sempre più offensivo e capace di divertire il pubblico, ma per arrivare a quel tipo di calcio occorre avere i giocatori adatti e recuperare quelli che possono fare la differenza».

Il ruolo dell’allenatore e il valore dei calciatori

«Nel calcio si attribuisce spesso un’importanza eccessiva all’allenatore, come se fosse l’unico responsabile dei risultati. Io so quanto sia delicato questo ruolo: ho allenato per quarant’anni, ho vissuto gioie e delusioni e conosco bene le difficoltà del mestiere. Quando una squadra vince, non sempre il merito viene riconosciuto al tecnico; quando perde, invece, la responsabilità finisce quasi sempre sulle sue spalle. Ma il calcio non funziona così. L’allenatore è importante, naturalmente, però senza i calciatori di qualità non si possono raggiungere determinati obiettivi. Anche gli allenatori più bravi hanno bisogno di una rosa adeguata. Il gioco che un tecnico vorrebbe proporre deve necessariamente confrontarsi con le caratteristiche dei giocatori a disposizione. Non sempre è possibile realizzare ciò che si ha in mente, soprattutto quando mancano elementi fondamentali. Per questo non condivido i giudizi secondo cui Allegri sarebbe semplicemente un difensivista o un allenatore ormai superato. Sono valutazioni troppo facili, che non tengono conto della complessità del lavoro quotidiano e delle difficoltà che una squadra può incontrare durante una stagione».

Il mercato e le responsabilità della società

«Allegri ha accettato una situazione che si è rivelata più complicata del previsto. A mio avviso, il Napoli aveva bisogno di rinforzi specifici e le aspettative sul mercato non sono state soddisfatte pienamente. Se un allenatore si aspetta determinati innesti e poi non li riceve, deve necessariamente rivedere i propri piani e lavorare con le risorse che ha. Non è semplice costruire una squadra competitiva quando alcune esigenze restano irrisolte. Le responsabilità, quindi, non possono ricadere esclusivamente sull’allenatore. Bisogna valutare anche le scelte societarie, la composizione della rosa e la capacità di intervenire nei momenti in cui emergono delle carenze. Non voglio dire che Allegri non commetta errori, perché ogni allenatore può sbagliare. Ma bisogna distinguere gli errori individuali dalle difficoltà strutturali. Se mancano i giocatori necessari per esprimere un certo tipo di calcio, il tecnico deve trovare delle alternative, ma non può fare miracoli».

Gli infortuni e le speranze per il finale di stagione

«La prima cosa da augurarsi è che il Napoli possa recuperare il maggior numero possibile di giocatori e che gli infortuni smettano di condizionare il lavoro della squadra. Avere nuovamente a disposizione elementi importanti può cambiare il quadro generale e consentire ad Allegri di effettuare scelte differenti. In difesa, per esempio, considero Rrahmani un punto di riferimento per esperienza, personalità e capacità di leggere le situazioni. È un giocatore che offre garanzie e che, anche nei momenti difficili, può aiutare i compagni a ritrovare equilibrio. Naturalmente può sbagliare anche lui, ma il suo contributo resta fondamentale. La situazione diventa più delicata quando vengono a mancare più elementi dello stesso reparto. Il Napoli deve recuperare certezze e trovare continuità, perché soltanto con una rosa più completa potrà esprimere al meglio le proprie potenzialità. Credo che sia ancora possibile vedere una squadra più propositiva e più convincente. Bisogna avere pazienza, recuperare gli infortunati e smettere di giudicare Allegri sulla base di etichette che non raccontano tutta la realtà».


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