False lauree triennali, magistrali e anche honoris causa: 37 indagati

Scritto da il 16 luglio 2026

Pagando una retta di 1.500 euro all’anno era possibile ottenere una laurea triennale o magistrale falsa.

 Ora rischiano il licenziamento le centinaia di lavoratori assunti in aziende pubbliche e private grazie alla laurea – illegittima – presa presso l’Università Popolare degli Studi Sociali e del Turismo di Napoli, un ateneo “a conduzione familiare” non riconosciuto e non autorizzato che, per darsi lustro, conferiva, di tanto in tanto, lauree honoris causa – anche queste illegittime – a ignari vip, come il comico Pippo Franco, diventato dottore in Scienze della Comunicazione.
 I finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Napoli, coordinati dalla Sezione II Pubblica Amministrazione della Procura partenopea (procuratore aggiunto Loreto, pm Landolfi), hanno notificato a 37 indagati un decreto di sequestro del gip ipotizzando i reati di associazione per delinquere, falsità materiale commessa dal privato e contraffazione di altri pubblici sigilli. Sequestrati il sito web dell’ateneo, le sue pagine Facebook e Instagram, e i certificati di laurea falsi conferiti. L’inchiesta – scattata dopo una segnalazione del Ministero dell’Università e della Ricerca – ha consentito di acquisire elementi probatori sul falso ateneo, non legalmente riconosciuto dal sistema universitario italiano e non abilitato al rilascio di titoli con valore legale. Trentaquattro degli indagati sono coloro che, pagando, hanno ottenuto il titolo di studio, mentre i restanti tre sono le persone che ricoprivano le cariche più importanti – presidente, vicepresidente e rettore del fantomatico ateneo – tutti della stessa famiglia (padre e due figli). I militari hanno passato al setaccio il materiale sequestrato e scoperto, per esempio, che c’era chi si lamentava, in chat, di essersi “fidato di un Rettore” e di avere ricevuto soltanto “promesse da marinaio”; chi, dopo essersi accorto che il titolo di studio era falso, ha chiesto la restituzione degli 8mila euro versati, minacciando una denuncia. Il sito web e i profili social erano specchietti per le allodole: dall’analisi delle fonti aperte è emerso che lì venivano diffusi articoli, foto e video delle cerimonie di conferimento delle lauree e delle lauree honoris causa, tutti elementi che hanno agevolato il lavoro di identificazione degli investigatori. Durante le perquisizioni, anche in alcuni uffici del Centro Direzionale di Napoli, è stata accertata l’assenza di una vera struttura accademica. A casa dei tre principali indagati è stata sequestrata la documentazione relativa al rilascio, tra il 2004 e il 2024, di 459 lauree, 49 delle quali honoris causa, tutte recanti il sigillo contraffatto della Regione Campania.

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