Napoli, Budel analizza la crisi: «La difesa a tre non mi convince del tutto. Lucca? Non era una partita facile»
Scritto da Ciro Gaipa il 19 ottobre 2026
A Radio Punto Nuovo, nel corso di Punto Nuovo Sport, è intervenuto Alessandro Budel, telecronista Dazn.
«La partita contro il Venezia non era semplice, soprattutto perché con il cambio di allenatore la squadra ha modificato completamente il proprio modo di giocare. Il Venezia è stato molto stretto tra le linee e per il Napoli non è stato facile trovare i tempi giusti per attaccare la profondità, allungare la difesa avversaria e creare situazioni pericolose. Gli azzurri hanno avuto un paio di occasioni per sbloccare la partita, ma nel complesso hanno palleggiato senza riuscire a incidere abbastanza. Il Venezia ha concesso poco e, quando il Napoli ha provato ad aumentare la pressione nel secondo tempo, è arrivato il gol che ha cambiato la gara. Da quel momento gli azzurri hanno cercato di attaccare con maggiore insistenza, ma hanno trovato una difesa molto solida, capace di resistere fino alla fine e portare a casa i tre punti.
La difesa a tre? È un sistema che può funzionare, ma bisogna considerare le caratteristiche dei giocatori. Effettivamente, il Napoli ha tre centrali abbastanza statici, che non hanno sempre le caratteristiche per accompagnare l’azione e sganciarsi con continuità come fanno i braccetti di una difesa a tre più dinamica. Secondo me, oggi il Napoli potrebbe giocare con due centrali. Probabilmente Allegri non si fida ancora abbastanza di questa soluzione, ma per le caratteristiche dei difensori a disposizione credo che una linea a quattro possa essere più adatta. Quando i portieri impostano e i difensori non accompagnano in avanti l’azione, con questo modulo rischi di perdere qualcosa in fase di costruzione. I tre centrali dovrebbero lavorare molto, salire e dare soluzioni ai compagni, mentre nel primo tempo contro il Venezia la linea difensiva mi è sembrata piuttosto piatta. In determinate situazioni, quindi, il Napoli rischia di avere un giocatore in meno nelle uscite e nella costruzione del gioco».
Lucca? Domenica ha affrontato una partita complicata. Il Venezia teneva le linee molto strette e gli spazi erano ridotti. Quando l’attaccante riusciva a cercare la profondità, spesso non veniva servito. Non ci sono state molte occasioni limpide e, in una gara del genere, è difficile riuscire a mettersi in evidenza. C’è stata una situazione in cui avrebbe potuto fare meglio, sul pallone di Giovane, ed è probabilmente quello l’episodio in cui gli si può imputare qualcosa. Per il resto, però, non era una partita semplice. Adesso si tende a scaricare tutta la responsabilità su di lui per la prestazione, ma bisogna considerare anche il contesto. Nel primo tempo il Napoli è stato attento e concentrato, ma ha creato poco. Di conseguenza, anche per un attaccante come Lucca diventa complicato trovare le condizioni giuste per fare la differenza. È chiaro che quando una punta non riesce a incidere finisce sotto i riflettori, ma bisogna valutare la prestazione nel suo insieme».
Lobotka e Gilmour: meglio il centrocampo a tre? Lobotka, per me, è un mediano-regista, un giocatore che dà ordine alla squadra e sa gestire i tempi della manovra. In un centrocampo a due non mi fa impazzire, perché non lo considero un calciatore particolarmente abile nel coprire grandi porzioni di campo. Quando giochi con due centrocampisti, infatti, devi riuscire a coprire molto spazio e garantire equilibrio in entrambe le fasi. Contro il Venezia, che ha lasciato al Napoli una buona parte del possesso, il compito può essere più semplice. Quando invece affronti squadre di livello superiore, capaci di mettere maggiore pressione e di attaccare gli spazi, possono emergere difficoltà diverse. Lobotka e Gilmour non hanno disputato una brutta partita, ma personalmente preferisco il Napoli con il centrocampo a tre. È un sistema che valorizza maggiormente le caratteristiche di Lobotka, permettendogli di concentrarsi sulla gestione del pallone e sulla costruzione del gioco. Del resto, il centrocampo a tre è stato una delle soluzioni di riferimento del Napoli negli ultimi anni».
La gestione di Allegri? Per quanto riguarda la gestione di Allegri, credo che se lo staff medico dà l’ok per un giocatore, l’allenatore poi possa decidere di utilizzarlo. Se Alisson Santos è entrato in campo e successivamente, durante una corsa all’indietro, ha accusato un nuovo problema muscolare, viene da pensare che forse non fosse ancora completamente pronto. Non credo, però, che la responsabilità sia necessariamente di Allegri. Potrebbe essere una valutazione dello staff medico, che aveva considerato il giocatore idoneo a tornare in campo. In questo momento Alisson è anche particolarmente sfortunato, ma quando si verificano ricadute bisogna interrogarsi sui tempi di recupero e sulle condizioni effettive con cui un calciatore viene reinserito. Per quanto riguarda l’allenatore, ho la sensazione che la squadra lo segua ancora. Ho visto un Napoli che ha combattuto e che, soprattutto nel secondo tempo, ha provato a cercare il risultato fino alla fine. È vero che i risultati non arrivano e che da una squadra come il Napoli ci si aspetta che riesca a vincere partite del genere, ma non credo che si possa attribuire tutto alla gestione tecnica».
Napoli-Bodø/Glimt? La partita contro il Bodø/Glimt è fondamentale soprattutto per il percorso in Champions League. Se il Napoli dovesse sbagliare anche questa gara, rischierebbe seriamente di compromettere il proprio cammino europeo. Si tratta di una squadra forte, che gioca a calcio, ha ritmo, freschezza e idee moderne. Poi ci sarà anche la Roma al Maradona, una sfida altrettanto importante. Vincere può aiutare a vincere, soprattutto quando una squadra attraversa un periodo complicato e ha bisogno di ritrovare fiducia. Credo che queste partite rappresentino un vero crocevia della stagione. Il Napoli non è riuscito a vincere contro il Venezia e adesso si trova davanti a un appuntamento ancora più importante. La sfida contro il Bodø/Glimt diventa quindi decisiva: gli azzurri devono riuscire a ritrovare il risultato e a dare una risposta sul campo, perché in questo momento è fondamentale non compromettere ulteriormente il proprio percorso».