Napoli, Giovanni Barsotti esalta De Bruyne: «È tantissimo, sta tornando quello del Manchester City»
Scritto da Ciro Gaipa il 29 ottobre 2026
Giovanni Barsotti, giornalista di DAZN, ha analizzato il momento del Napoli dopo la vittoria contro il Monza, soffermandosi sulla capacità della squadra di adattarsi alle diverse situazioni di gioco, sulla condizione di Kevin De Bruyne e sull’importanza del successo in una fase particolarmente impegnativa della stagione.
La vittoria contro il Monza e la gestione della partita
«Credo che il Napoli stia attraversando una fase di cambiamento, uno switch che riguarda anche il modo di interpretare le partite. Contro il Monza serviva una prestazione di gestione, con meno momenti di burrasca rispetto a quanto visto in altre occasioni. Secondo me, Allegri ama questo tipo di partite: lo ha detto anche in conferenza stampa. Le gare contro il Bodø/Glimt e la Roma sono state spettacolari per uno spettatore neutrale, ma un allenatore apprezza anche la capacità di palleggiare quando serve, abbassarsi quando è necessario difendere con un blocco basso e capire cosa fare in ogni momento. L’intelligenza calcistica consiste proprio nell’adattarsi alle situazioni, senza avere un solo modo di giocare. La partita contro il Monza era particolarmente scomoda anche per il calendario: arrivava dopo due gare molto intense, con la Juventus all’orizzonte e successivamente la trasferta di Porto. Era un impegno che poteva nascondere delle insidie e chiuderlo già intorno al sessantesimo minuto è stato un risultato importante. Il Napoli ha saputo gestire la gara e portare a casa una vittoria preziosa».
De Bruyne, un valore enorme per il Napoli
«Mi dispiace essere banale, ma in questo momento De Bruyne è tantissimo. È la prima volta che lo vedo stare così bene da quando è arrivato a Napoli. Durante la partita ci sono stati alcuni episodi che mi hanno fatto capire quanto sia in condizione. In una situazione di gioco è arrivato sul pallone in anticipo rispetto a un avversario più giovane, nonostante la differenza d’età, conquistando anche un fallo. In quel momento ho pensato: “Come sta bene De Bruyne!”. Mi ha dato proprio la sensazione di un giocatore al massimo. La qualità tecnica è fuori discussione, ma quello che colpisce è anche la capacità di eseguire gesti che altri calciatori non riescono nemmeno a immaginare. Ha messo palloni straordinari, con tocchi d’esterno delicatissimi, capaci di mandare i compagni in profondità e creare occasioni pericolose. Anche il gol è arrivato con un inserimento e una conclusione di grande freddezza. De Bruyne è un valore enorme per il Napoli, forse persino sottovalutato perché finora non lo abbiamo visto con continuità al livello che ci si aspettava. Ci siamo quasi dimenticati il giocatore che era al Manchester City. Se riuscirà a ritrovare anche solo una parte di quella versione, il Napoli potrà divertirsi parecchio nei prossimi mesi».
Un Napoli potenzialmente molto divertente
«Credo che il Napoli sia una squadra potenzialmente divertentissima. So che in questa prima parte di stagione ha suscitato dubbi e qualche preoccupazione, ma ci sono tanti elementi che possono far pensare a una crescita importante. La capacità di cambiare atteggiamento in base all’avversario è un aspetto positivo, perché dimostra che la squadra può trovare soluzioni differenti. De Bruyne, in particolare, vede il calcio in maniera diversa rispetto agli altri. Quando un giocatore riesce a leggere le situazioni con una prospettiva così particolare, cambia il modo in cui interpreta ogni azione. Noi possiamo provare a capire quello che fa, ma entrare davvero nella sua testa è impossibile. La sua qualità, però, è evidente e può rappresentare un fattore decisivo per tutta la squadra».
Landucci al posto di Allegri: cosa cambia in panchina
«Mi aspettavo che la presenza di un allenatore diverso in panchina potesse incidere meno, soprattutto a questi livelli. Invece, ascoltando anche le considerazioni fatte nel prepartita, è emerso che qualcosa cambia davvero. Landucci è stato molto presente e comunicativo, con indicazioni continue durante la gara. Allegri tende a intervenire in maniera differente: dà indicazioni, ma non necessariamente accompagna ogni momento della partita con la stessa intensità vocale. Landucci, invece, si è fatto sentire molto, guidando i giocatori azione dopo azione. Naturalmente non spetta a me giudicarne il lavoro: ha una grande esperienza e lavora da anni al fianco di Allegri, quindi conosce perfettamente il contesto e le dinamiche della squadra. Il suo intervento nel postpartita mi è sembrato significativo. Allegri è spesso il primo a chiedere di migliorare, ad assumersi le responsabilità e a sottolineare ciò che non ha funzionato. È un atteggiamento che mescola autocritica, ironia e senso di responsabilità. Landucci, invece, ha voluto ricordare anche gli aspetti positivi, sottolineando le vittorie ottenute e il percorso della squadra. Mi è sembrato un modo per contrastare un clima di negatività che, a suo giudizio, rischia di diventare eccessivo. Il messaggio era chiaro: il Napoli può e deve migliorare, ma non bisogna ignorare quello che sta facendo. Ho apprezzato questa sua funzione, perché ha cercato di restituire fiducia al gruppo e di valorizzare i risultati raggiunti».
L’infortunio di Lobotka: la preoccupazione dalla panchina
«Durante l’infortunio di Lobotka ho notato soprattutto le espressioni dei componenti della panchina, i confronti tra i medici e le domande dei compagni. La sensazione era quella di una certa preoccupazione. Quando si verifica un episodio del genere, la prima cosa che si cerca di capire è se la caviglia si sia girata e quanto possa essere seria la conseguenza. Riguardando l’azione, si vede che la caviglia subisce una rotazione e rimane in una posizione innaturale. È comprensibile, quindi, che il dolore sia stato importante. In un primo momento mi era persino venuto il dubbio che potesse essere coinvolto il ginocchio, ma l’impressione ricavata dalle immagini è che il problema riguardi la caviglia. Bisogna comunque aspettare gli esami strumentali per capire l’entità dell’infortunio e stabilire i tempi di recupero. Il fatto che si parli di un trauma distorsivo è un elemento da valutare con attenzione, senza però anticipare conclusioni. Soltanto gli accertamenti potranno chiarire la situazione».
Varela, un talento in crescita che piace al Napoli
«Ho seguito Varela con attenzione in questa prima parte della stagione, anche perché ho avuto spesso modo di vedere il Monza. La cosa che mi colpisce maggiormente è la sua crescita: è un classe 2005 e sta migliorando sotto tanti punti di vista. Per un attaccante, soprattutto per una prima punta, l’esperienza conta moltissimo. Spesso il momento migliore della carriera arriva più avanti, perché il ruolo richiede mestiere, conoscenza dei movimenti e anche una certa maturità fisica. Varela, invece, sta già mostrando progressi evidenti. Alcune giocate e determinate capacità di assumersi responsabilità non erano così sviluppate all’inizio della stagione. Oggi prova conclusioni, attacca gli spazi e si prende iniziative con maggiore convinzione. È un percorso di crescita che considero molto interessante. Secondo me è già pronto per misurarsi con il massimo livello, anche se bisogna ragionare con attenzione su quale possa essere la soluzione migliore per il suo futuro. Non so se trasferirsi a gennaio in una grande squadra per ricoprire il ruolo di alternativa sia necessariamente la scelta ideale. Restare al Monza fino al termine della stagione potrebbe consentirgli di continuare a giocare con regolarità e completare il proprio percorso di maturazione. Per quanto riguarda la convivenza con Højlund, bisogna distinguere il valore del giocatore dalla compatibilità tattica. Varela è un profilo interessante, ma per capire come potrebbe inserirsi nel Napoli servirebbe valutare concretamente le esigenze della squadra e il ruolo che gli verrebbe affidato. La sua crescita, comunque, è sotto gli occhi di tutti e sarà interessante vedere come proseguirà nei prossimi mesi».