Trombetti: “Inchiesta arbitri? Serve prudenza, così si distrugge la credibilità del sistema”
Scritto da Ciro Gaipa il 28 aprile 2026
A Radio Punto Nuovo, nel corso di “Punto Nuovo Sport“, è intervenuto il prof. Guido Trombetti.
Professore, la sensazione è che il calcio italiano in queste settimane stia vivendo una fase molto complicata sul piano extra-campo, tra inchieste e polemiche arbitrali…
“Sì, ed è una sensazione che amareggia profondamente. Perché noi vorremmo parlare di calcio giocato, invece siamo continuamente costretti a inseguire vicende che con il campo hanno poco a che fare. Il problema vero è lo squallore del clima che si è creato: ogni episodio diventa una sentenza definitiva, ogni indagine diventa già un verdetto. E questo è insopportabile“.
Si parla molto della posizione degli arbitri, della serenità che sembra venire meno… quanto incide tutto questo?
“Incide eccome. Un arbitro deve poter lavorare con serenità, invece oggi vive sotto pressione costante. Ma attenzione: non bisogna confondere i livelli. Gli errori ci sono sempre stati e ci saranno sempre. Il punto è che oggi tutto viene amplificato in modo sproporzionato. Si costruiscono narrazioni enormi su episodi che, presi singolarmente, fanno parte del gioco“.
C’è chi parla addirittura di un nuovo “caso Calciopoli”…
“Io credo che questi paragoni vadano maneggiati con estrema cautela. Calciopoli fu una cosa strutturata, con dinamiche precise e ben diverse da quello che stiamo vedendo oggi. Qui siamo ancora nel campo delle ipotesi, delle indagini, delle ricostruzioni. E fino a prova contraria bisogna mantenere equilibrio. Il rischio è quello di alimentare un processo mediatico che fa più danni della vicenda stessa“.
Quindi secondo lei serve prudenza totale in questa fase?
“Assolutamente sì. Lasciamo lavorare la magistratura, senza fare processi in piazza. Il problema è che oggi si tende a trasformare ogni notizia in verità assoluta. E questo è pericoloso, perché si rischia di distruggere la credibilità di un sistema prima ancora di capire cosa sia realmente accaduto“.
Un’ultima considerazione: tutto questo clima rischia di danneggiare anche la crescita del calcio italiano?
“Sì, perché la credibilità è tutto. Senza credibilità perdi pubblico, perdi entusiasmo, perdi giovani e perdi anche investitori. Ma attenzione: l’investitore ragiona su altri parametri, non sulla polemica del giorno. Il vero danno è culturale e sociale, è la disaffezione progressiva delle persone. E questo sì, è il problema più serio di tutti“.