Pistocchi: “Calcio italiano fermo, serve una rivoluzione totale. Mancano progetto e cultura calcistica”

Scritto da il 3 aprile 2026

A Radio Punto Nuovo, nel corso di “Punto Nuovo Sport“, è intervenuto Maurizio Pistocchi, giornalista.

Il disastro della nazionale è evidente, le dimissioni di Gravina, Buffon e Gattuso lo confermano. Bisogna cambiare tutto, a partire dalla nostra cultura calcistica. Ieri ho fatto un sogno: il pallone di Kean invece di rimbalzare avanti, va perfettamente in rete, 2 a 0. Il giorno dopo mi sono immaginato i titoli: “Eroi”, “Arriviamo”. Tutto dipende dal risultato e dal contesto intorno al calcio.

Bosnia-Italia? Se guardiamo il primo tempo, in 11 contro 11, la nostra nazionale ha fatto 2 tiri in porta, loro 13. Uno dei nostri è praticamente regalato. Il problema del calcio italiano si trascina da anni, dal Mondiale 2006 e dall’Europeo 2021. Ma il contesto è sempre episodico, legato all’immediatezza. Non si discute mai seriamente di formazione e programmazione.

Abbiamo troppi stranieri? Sì, ma il problema principale è la formazione. In Italia non emergono più giocatori importanti. Paesi più piccoli, come Belgio o Portogallo, producono talenti giovani con personalità. Noi parliamo ancora di giovani che giovani non sono. Bisogna azzerare tutto. Serve un discorso chiaro su formazione, metodologie e gestione dei settori giovanili. Il Como, per esempio, lavora con metodo e produce giocatori italiani di qualità. C’è poi l’influenza dei procuratori, i premi agli intermediari, il sistema dei trasferimenti: tutto da rivedere. Bisogna avere idee chiare per ripartire.

Chi sulla panchina della Nazionale? Conte oggi non ci pensa neanche. È un allenatore da club, ha bisogno dei suoi giocatori tutti i giorni. La nazionale è un episodio, legata alla fortuna. Ai rigori, a un gol fortuito, a un errore arbitrale. Se vogliamo migliorare, serve un manager alla guida della FIGC, qualcuno che sappia progettare e organizzare, e un direttore generale che curi la parte sportiva. Non possiamo affidarci solo a nomi noti come Mancini, Allegri o Conte. Servono idee, metodi e progetti a lungo termine, copiando chi ha fatto meglio di noi, come le accademie francesi o tedesche. Oliver Bierhoff in Germania ha dimostrato come si può fare.

Bisogna ripartire dal basso, formare i giovani con competenza. Oggi i settori giovanili in Serie A e B sono pieni di ragazzotti pagati poco e concentrati solo sul risultato. Quando lavoravo nel settore giovanile del Cesena, si insegnava tecnica individuale e gioco. Oggi la tattica è figlia del nostro campionato, dove 16 squadre su 20 giocano con la difesa a 5. Se vogliamo un calcio moderno, bisogna cambiare metodo, formazione e mentalità. Ripartire davvero dai giovani, insegnare loro a giocare e credere nel talento”.


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